Forum: Daniela e Cesare Beccaria

 

Il rapporto tra i detenuti ed i loro famigliari fa discutere

 

Continuano a giungere in redazione lettere sul problema sollevato da Gianni, un detenuto di Due Palazzi. Nell’articolo intitolato "Come è brutto incontrare i figli in carcere", Gianni aveva raccontato le difficoltà e le sofferenze che si incontrano nel cercare di mantenere i rapporti affettivi con la famiglia e in particolare con i bambini. A suscitare il maggiore dibattito è stato però, come in questo caso, il duro intervento di un agente della polizia penitenziaria che "liquidava" queste sofferenze e difficoltà come semplici e naturali conseguenze dei comportamenti sbagliati di Gianni. Prima di lasciare spazio alla lettera di Daniela, la redazione di Ristretti si limita a ricordare ai lettori che la concezione secondo cui le colpe dei padri debbano ricadere sui figli è propria della tragedia greca e non appartiene né a una visione cristiana del mondo, né alla civiltà giuridica romana a cui si richiamano l’Italia e il mondo occidentale.

 

Ho letto l’intervento sull’articolo di Gianni "Come è brutto incontrare i figli in carcere". Non sono sorpresa, ma dispiaciuta. Il povero Cesare Beccaria si sta rivoltando nella tomba, immagino. Che Gianni non sia un criminale incallito non può farmi che piacere per lui, ma non è questo il punto del problema. Anche se fosse un criminale incallito, anche se fosse un serial killer, avrebbe diritto ugualmente al rapporto affettivo con i suoi cari e avrebbe diritto ad esprimere i suoi sentimenti e i suoi disagi. Non credo che la punizione debba passare attraverso la negazione del diritto all’affettività. Non credo che debba mai venire meno la speranza, se non la convinzione, che le persone possano cambiare e migliorare. Queste persone sono già private del bene più grande, già stanno pagando le loro colpe, a che serve infierire?

 

Grazie, Daniela

 

 

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