Brescia: "Carcere e territorio"

 

Rinnovata la convenzione con Carcere e territorio, presto una guida per gli imprenditori. Un lavoro dietro le sbarre. In un anno quasi cento detenuti allo Sportello

 

Brescia Oggi, 3 dicembre 2002 

 

Il progetto è iniziato nel settembre 2001, quando la Provincia di Brescia ha firmato con l’Associazione Carcere e territorio una convenzione per la gestione di uno sportello lavoro per detenuti e ex detenuti . Un’esperienza che in un anno ha avviato al lavoro una quindicina di persone e raccolto una novantina di segnalazioni. "Lo sportello di Carcere e Territorio - spiega Carlo Alberto Romano, vicepresidente dell’associazione - è gestito in collaborazione con l’area lavoro e integrazione del Consorzio Tenda. Le persone che hanno esperito un percorso di inserimento hanno trovato un lavoro dopo 4, 5 mesi". La maggioranza delle persone che si sono rivolte allo sportello sono maschi dai 35 ai 40 anni, mentre le donne sono state 8, di cui la metà hanno trovato una occupazione stabile.

"Fino ad oggi, per trovare lavoro ai detenuti - osserva ancora Carlo Alberto Romano -, ci si è basati molto sulle conoscenze personali e ad accogliere ospiti ed ex ospiti delle carceri sono state soprattutto le cooperative sociali e le imprese artigianali che suppliscono alle carenze delle industrie, più restie all’accoglienza, nonostante le associazioni di categoria abbiano firmato il protocollo di intesa sul lavoro carcerario. Il vero problema rimane il timore degli imprenditori privati ad accollarsi un detenuto o un ex detenuto. Poi c’è l’ostacolo burocratico: si tratta di far coincidere la disponibilità di un posto di lavoro con i provvedimenti del giudice di sorveglianza. Brescia, fortunatamente, è un’isola felice: ci sono volontari, cooperative e tribunale che lavoravo bene. In altre zone è peggio".

Per far incontrare domanda e offerta e soprattutto per portare in carcere delle attività lavorative, l’associazione carcere territorio potrebbe dare alle stampe, con il placet dell’assessorato provinciale al lavoro retto da Riccardo Minini, un Vademecum dedicato agli imprenditori (la richiesta arriva, infatti, dall’Api, l’associazione piccola industria) che intendano portare il lavoro in carcere. "Una cosa di cui il carcere ha molto bisogno - spiega Romano - anche perché i detenuti che lavorano non per l’amministrazione carceraria sono solo 1500 su tutto il territorio nazionale, nonostante gli incentivi della Legge Smuraglia". A Verziano una piccola cooperativa di donne detenute gestisce un’attività di assemblaggio, mentre a Canton Mombello il lavoro al computer potrebbe dare il via ad un esperimento di cartografia. Ancora troppo poco però.

"Nelle carceri - continua Romano - esistono anche problemi logistici: spesso mancano spazi dove ospitare macchinari e laboratori industriali". Esistono poi vincoli (questo anche per i semiliberi e per i condannati sottoposti a misure alternative) che fanno prediligere le cooperative sociali, strutture più elastiche. Lo sportello lavoro ha servito in questi mesi anche cittadini extracomunitari (complessivamente sono stati 11), una categoria che meno di altre riesce ad usufruire dei benefici previsti dalle leggi italiane.

Nel dettaglio, fra i quindici collocati al lavoro, gli ex detenuti sono stati 4 (due part-time, altrettanti a tempo pieno in aziende di facchinaggio, assemblaggio, pulizie e serramenti), tre quelli in affidamento, un semilibero (una donna), uno agli arresti domiciliari (lavora in un’azienda di catering), 6 quelli in esecuzione pena. Per loro un primo passo verso un reinserimento meno incerto.

 

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