Agevolazione per chi assume detenuti
la legge Smuraglia (193/2000) e i decreti
attuativi
Seminario
tenuto 13 giugno 2002 a Milano
Don Virginio
Colmegna, Presidente AgesoL
Siamo consapevoli che la dinamica del lavoro è una delle
strategie che permette di ricollocare, anche con tutte le difficoltà che
sappiamo, il carcere dentro la società, aumentare la responsabilizzazione
sociale e creare anche un'occasione di prevenzione e di recupero. Attorno a
questo tipo di riflessione, che evidentemente ha dentro aspetti molto
problematici, abbiamo sviluppato come Associazione un'opera di sensibilizzazione
e di lobbying, affinchè la legislazione recepisca questa dimensione, metta a
disposizione degli incentivi o solleciti questo punto di vista. La cosiddetta
"legge Smuraglia" è frutto dell'azione di lobbying agita da AgeSoL e
da molteplici altre realtà, è stata una legge fortemente voluta dal mondo
della cooperazione, dell'associazionismo, del volontariato, da chi opera tutti i
giorni con il carcere e i detenuti; attendevamo ormai da tempo i decreti
attuativi, che hanno implicazioni di natura fiscale e contributiva molto forte e
quindi, su sollecitazione di molti, abbiamo organizzato questo seminario che,
dal numero dei presenti fa intravedere che il bisogno di chiarimenti e di
discussione è sentito, proprio per individuare tutti gli elementi positivi e
gli elementi di criticità che ci verranno forniti da persone competenti che da
anni operano con noi. L'Agenzia si assume il compito di restituire a tutti
questa messe di informazioni e di strategie, anche attraverso il nostro sito,
www.agesol.it, sul quale continueremo immettere notizie utili, che sappiano
frequentato dagli operatori. Il nostro obiettivo è sempre quello fare rete e di
concentrare il patrimonio di esperienze che c'è, coordinare gli elementi di
criticità, con l'intento concreto e pratico di sensibilizzare sul rapporto tra
carcere e lavoro.
Questo è un appuntamento che rientra nella linea delle tante iniziative che
abbiamo proposto, proprio poco fa abbiamo approvato il bilancio consuntivo e
preventivo con la relazione delle attività, abbiamo in progetto di aumentare e
allargare la fascia di consenso.
La nostra è un'Associazione che noi chiamiamo in termini tecnici
"leggera", che non gestisce da sola, ma che crea rete di azioni e
sinergie, orienta e vuole promuovere cultura dell'integrazione sociale e
lavorativa di soggetti svantaggiati, quali i detenuti, auspichiamo quindi, anche
attraverso il seminario di oggi, di aumentare la potenzialità associativa
dell'Agenzia stessa, che annovera tra i soci realtà istituzionali, Comune e
Provincia, e stiamo lavorando anche con la Regione Lombardia.
Io darei subito la parola a Alessandra Bassan.
Alessandra
Bassan, VicePresidente AgeSoL
Grazie e buongiorno a tutti. Sono molto contenta che il
seminario di oggi veda questa partecipazione così numerosa. Io non vi dico
nient'altro più di quanto abbia detto don Virginio che molto sinteticamente,
però molto efficacemente, ha delineato non solo la "mission" di
AgeSoL ma il lavoro che abbiamo fatto in questo periodo, sia prima
dell'approvazione della legge Smuraglia, quindi prima del 2000, sia in questa
fase lunga, intermedia tra l'approvazione della legge e l'emanazione di decreti
attuativi che, come voi sapete, sono gli strumenti operativi senza i quali
queste agevolazioni non possono funzionare a favore delle imprese e dei
detenuti; è stato un lavoro ovviamente faticoso perché qualche volta il tema
era imprendibile. Comunque i due decreti attuativi della Legge 193 sono
rispettivamente del novembre 2001 e del febbraio 2002, da poco sono stati
pubblicati e quindi solo oggi ne possiamo parlare. Ne discutiamo con il dottor
Francesco Maisto, sostituto procuratore generale presso la corte d'appello di
Milano, con la dottoressa Mariella Fracasso, dell'Assessorato al lavoro e alle
attività economiche dell'Amministrazione Provinciale di Milano, con Angela
Brunetto, consulente del lavoro, con la dottoressa Monica Vitali, Giudice del
lavoro presso il Tribunale di Milano.
Francesco Maisto
(intervento ancora in bozza non corretto dall'autore)
Ci vuole anche un po' di coraggio a mettersi a lavorare con
questo caldo quindi credo che ci sia tanta motivazione da parte vostra. Cercherò
di approfittare poco della vostra pazienza, ringrazio l'amica Alessandra Bassan
per quanto ha detto e cerco di entrare nell'argomento dicendo subito che, tanto
per dare degli orientamenti, mi metto un po' sull'onda di quanto avevo scritto
appena pubblicata la legge 193, quella che poi è passata sotto il nome di legge
Smuraglia, sul numero 33 della Guida al Diritto edita dal Sole 24 ore nel 2000,
numero 33 del 9 settembre.
L'altro punto di orientamento, oltre che da questo scritto mi viene dato dalla
precisione e dalla costanza del lavoro della dottoressa Roselli che bene ha
fatto a raccogliere un po' di quesiti tra rappresentanti di cooperative, imprese
e così via.
Mi ha anticipato 8 quesiti, in realtà di fatto i quesiti sono molto più
numerosi, ma formalmente sono otto, cercherò di rispondere nel corpo, cercando
di dare un inquadramento unitario, in qualche modo logico, a tutti i quesiti, in
modo tale da non dare risposte frammentarie. E dico subito che il 90 per cento
dei quesiti non ha a che fare con la materia previdenziale e fiscale ma attiene
direttamente all'interpretazione della legge e dei due decreti di attuazione.
L'altra premessa è che non mi meraviglierei se qualcuno di voi si dovesse
trovare in situazioni in cui poi di fatto le interpretazioni applicative degli
appositi uffici fiscali e previdenziali dovesse essere difforme da quel che sto
per dire. C'è un generale disorientamento in ordine all'interpretazione delle
norme, figurarsi in questa materia può succedere di tutto. Tanto per fare un
esempio: lo stesso schema di decreto ministeriale che era stato mandato rinviato
quando erano in carica i due precedenti Ministri Fassino e Visco, nell'attuale
accoppiata Castelli e Tremonti è passata. Cioè le stesse obiezioni che l'ex
Ministro delle Finanze faceva al Ministro della Giustizia, oggi sono state
superate. E non rifacendo il testo del decreto, facendolo passare così com'è.
Questo significa che non mi meraviglierei che si potrebbero verificare
interpretazioni difformi a livello periferico degli appositi uffici o delle
entrate oppure previdenziali. L'altra premessa è che probabilmente bisognerebbe
leggere questi decreti dalla fine e non dall'inizio, per il fatto che contengono
delle determinazioni temporali, cioè fino al 2002, (oppure l'impegnativa di
spesa sul bilancio generale dello Stato), si dovrebbe poi capire nella lettura
tipica che fa il fiscalista, l'impatto effettivo, il vantaggio effettivo che
danno i decreti, al di là della lettera e della norma.
Però un inquadramento è necessario perché innanzi tutto ci sono state delle
modifiche intervenute sulla stessa legge penitenziaria dopo l'entrata in vigore
della Smuraglia e quindi c'è un problema di interpretazione contestuale della
Smuraglia con la legge penitenziaria modificata successivamente; faremo degli
esempi tra poco. Così come c'è il problema della relazione da porre
necessariamente tra la Smuraglia, con i relativi decreti di attuazione, e il
nuovo regolamento (numero 230, il regolamento di esecuzione della legge
penitenziaria). In particolare, faccio riferimento all'articolo 47 del
regolamento che è, a quanto mi risulta, tutta una parte completamente
inesplorata, non attuata all'interno degli Istituti di Pena; e in particolare a
tutta l'implementazione possibile immaginabile che in virtù del regolamento si
può effettivamente fare dell'attività delle cooperative sociali all'interno
degli Istituti di Pena in luogo dei servizi che fino ad ora dipendevano, o
dipendono, ancora dalla stessa amministrazione penitenziaria. Per quanto
riguarda i servizi in genere, basta leggere l'articolo 47, in particolare
segnalo i comma 3 e 4.
L'altra premessa è che, come si presenta ora la Legge 193/2000 con i decreti di
attuazione non è esattamente quel progetto che fu pensato quando si partì con
il Gruppo di Lavoro dentro San Vittore, con l'Agenzia di Solidarietà, con la
Caritas e con altri, perché è noto che le premesse per far camminare la legge
furono poste a Milano.
Non è proprio quello il progetto che poi troviamo nella legge e nei decreti di
attuazione ma comunque è qualcosa che prima non esisteva nel quadro normativo.
E sono all'ultima premessa, poi passo al merito: c'è probabilmente qualche
spunto interpretativo che non necessariamente fa piacere, nel senso che potrò
dire qualcosa che è contro le vostre aspettative. Però se l'interpretazione è
interpretazione, ognuno esprime motivatamente la sua opinione e poi si vedrà.
Fatte queste premesse, la maggior parte delle domande che sono state poste danno
l'impressione che non sia chiaro il rapporto tra la fonte normativa primaria,
cioè la legge dello Stato, e i decreti di attuazione. Nel senso che
l'impressione che se ne ha è che qualcuno si sia limitato a leggere soltanto i
decreti e che, leggendo soltanto quelli abbia ragionato in questi termini:
"gli sgravi contributivi sono previsti soltanto per… allora le
agevolazioni fiscali sono previste soltanto per…"
Quando si fa una lettura limitata soltanto dei decreti di attuazione, senza
tener conto del fatto che danno appunto attuazione a parti della normativa
primaria dello Stato, se ne perde il contesto e quindi si rischia di ridurne la
portata. Anche perché gli stessi decreti già nelle intitolazioni contengono
degli errori, per esempio: se prendete il decreto 9 novembre 2001 dice
"sgravi contributivi a favore delle cooperative sociali" e poiché
dice soltanto "a favore delle cooperative sociali", è come se si
dovesse intendere che gli sgravi contributivi li hanno soltanto le cooperative
sociali. Così non è, perché la lettura della legge invece vi dà tutta
un'altra visione delle cose e lo stesso discorso si può fare in relazione al
decreto 25 febbraio 2002 laddove si dice "regolamento". Questo
"regolamento" probabilmente è un refuso perché il regolamento non
era previsto da nessuna parte. Era previsto soltanto un decreto.
"Regolamento" recante sgravi fiscali alle imprese. Anche qui si
potrebbe fare tutto un lungo ragionamento: che cosa si possa e si debba
intendere per impresa.
Allora ho cercato di proporre griglie di lettura per potersi immettere nella
normativa. Entrando direttamente ora nel merito.
Qual è la portata della legge 193? La legge 193 sostanzialmente fa una duplice
operazione. La prima è quella di andare ad innestarsi modificando ed innovando
la disciplina sulle cooperative sociali, e cioè la legge 381 del '91. E questo
non si poteva fare se non andando a modificare e innestare. Quindi da questo
punto di vista i primi due articoli della legge 193 vanno a costituire un corpo
unico con la legge 381. Invece i rimanenti articoli, e cioè a partire
dall'articolo 3, costituiscono in qualche modo, anche se formalmente non è così
, dal punto di vista sostanziale, un corpus autonomo. Allora ricapitolando gli
articoli 1 e 2 della legge Smuraglia si innestano, modificano e ampliano la
legge 381 del'91 sulle cooperative sociali. E questo è il primo punto. In
particolare il primo comma dell'articolo 1 fa un allargamento della categoria
della persone svantaggiate. Quindi quando si chiede "chi sono le persone
svantaggiate ai sensi del decreto di attuazione" è facile dare come
risposta: "i decreti di attuazione non parlano proprio di persone
svantaggiate". È una nomenclatura giustamente non utilizzata dai decreti
di attuazione, che non parlano di persone svantaggiate. E tuttavia resta il
collegamento della categoria delle persone svantaggiate con la legge. Con la
legge Smuraglia si ha un allargamento della categoria delle persone
svantaggiate, categoria che già prima c'era. C'erano, per quanto riguarda il
penitenziario, i condannati ammessi ad alcune delle misure alternative, in
particolare all'affidamento in prova al Servizio Sociale, quello ordinario,
all'affidamento terapeutico per tossicodipendenti o alcoldipendenti, i
condannati ammessi alla detenzione domiciliare e i condannati ammessi alla
semilibertà. Queste erano le persone per le quali già autonomamente, in
precedenza, rientrando nella categoria di persone svantaggiate, era possibile
prevedere dei vantaggi ai sensi della legislazione sulle cooperative sociali.
Ora, dopo la Smuraglia, che cosa succede? Che vengono ritenute persone
svantaggiate non più soltanto quelle persone in quelle misure alternative ma ci
sono delle aggiunte. E cioè: i detenuti negli Istituti di Pena, intendendo come
detenuti sia i condannati che i giudicabili purché siano negli Istituti di
Pena, perché è questa la qualificazione tipica di tutto l'Ordinamento
Penitenziario di base, cioè la legge 354 del '75; intendendo per condannati
soltanto coloro che sono arrivati a una espiazione di pena e quindi i condannati
definitivi, i detenuti è la categoria più valida comprensiva sia dei
condannati che di coloro che condannati non sono. Ci rientrano anche gli
internati, sempre negli Istituti, dovendo intendere come internati coloro che
sono sottoposti a misure di sicurezza limitative della libertà. E quindi non
soltanto coloro che sono negli OPG, negli Ospedali Psichiatrici Giudiziari, ma
anche, se risiedessero in qualche posto della Repubblica, coloro che sono
internati in Colonie Agricole e Case di Lavoro, visto che le due misure di
sicurezza restrittive, oltre a quella terapeutica dell'OPG, sono rimaste
nell'ordinamento. Quindi le persone che sono in Colonie Agricole e Case di
Lavoro oppure in Ospedali Psichiatrici Giudiziari, se c'è un aggancio con
rapporto di lavoro, rientrano nelle categorie delle persone svantaggiate. In più,
cosa che non prevedeva la legge sulle cooperative sociali, vi rientrano le
persone che sono in articolo 21, cioè i famosi lavori all'esterno (l'articolo
21 della legge penitenziaria) e, ancora, tutte le misure alternative, quindi le
persone che sono sottoposte oggi a tutte le misure alternative.
Allora che cosa c'è di nuovo rispetto alla 381 del '91? Non soltanto valgono
per gli affidati, i tossicodipendenti, gli alcoldipendenti, i detenuti
domiciliari (che non sono le persone agli arresti domiciliari), coloro che sono
in semi-libertà ma anche coloro che sono stati sottoposti alle due misure
successive (nel senso che prima non erano previste dalla 381 del'91 per il
semplice fatto che non esistevano queste due misure). Queste due misure sono
quelle previste dall'articolo 47 quater e cioè le persone che sono state
sottoposte a misura alternativa, perché affette da AIDS conclamato oppure da
patologia di grave immunodeficienza, e poi ancora le persone sottoposte alla
misura di cui all'articolo 47 quinquies, che va sotto il nome di detenzione
domiciliare speciale ma che, se voi ricordate, è stato oggetto di una lunga
battaglia durante la precedente legislatura, sempre partendo da San Vittore e
andando avanti per il resto dell'Italia, battaglia che riguardava il privilegio
del rapporto mamma-genitori e bambini. Quindi anche le mamme che hanno dei figli
e che in ragione di questa condizione particolare hanno ottenuto il 47 quinquies
nelle sue varie forme, ci rientrano.
Ricapitolando: tutti i detenuti, gli articoli 21, tutte le misure alternative
allargando lo spettro e quindi anche il 47 quinquies (e qui la ragione è ancora
più evidente, perché la Smuraglia è del 22 giugno 2000 numero 193, quella per
mamme e bambini è dell'8 marzo 2001 numero 40). Poiché però la dizione della
Smuraglia è chiarissima, dice "per tutti coloro sottoposti a misure
alternative e successive modificazioni" è comprensiva anche quella delle
mamme e dei bambini. Allora su questo punto, la ratio della norma qual è? È
quella di estendere le agevolazioni contributive anche a quelle cooperative
sociali che vogliono organizzare lavorazioni negli Istituti, usufruendo di
manodopera detenuta.
Passiamo al secondo comma dell'articolo 1. Richiede una certa attenzione perché
premetto che il secondo comma dell'articolo 1 attua un doppio livello, un doppio
regime che è fondamentale. Usiamo subito le parole magiche per capire: sono
"abbattimento" e "riduzione". Nel senso che il secondo comma
dell'articolo 1, che va a modificare il terzo comma della 381, esonera dalle
contribuzioni per l'assicurazione obbligatoria le cooperative sociali solo per
le persone ammesse alle misure alternative. In pratica qui abbiamo un
abbattimento totale delle aliquote previdenziali. C'è un regime diverso, e
perciò vi ho detto "state attenti perché sembra ci sia un
discriminazione", c'è anche una ragione giustificatrice della
discriminazione. Si ha cioè un abbattimento totale delle aliquote previdenziali
per le persone ammesse alle misure alternative ma la stessa cosa non succede per
gli altri. Non succede per gli altri, perché è stato modificato, dallo stesso
secondo comma dell'articolo 1 l'articolo 3 bis, della legge 381, rinviando
quindi al decreto di cui parleremo tra poco, e il secondo comma, nella misura in
cui modifica l'articolo 3 bis della 381, riduce le aliquote delle contribuzioni
solo per detenuti internati e lavoranti all'esterno, quindi articolo 21. Qui si
inserisce il primo decreto che è il decreto 9 novembre 2001, che è pubblicato
in Gazzetta Ufficiale un po' dopo, il decreto è del 9 novembre 2001 e viene
pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 23 maggio 2002, la numero 119. Qui si
segnala quell'errore di cui parlavamo, l'intestazione dice "cooperative
sociali" ma in realtà non riguarda soltanto le cooperative sociali, perché
c'è il dettato normativo, cioè la legge che dice che non è così. E si
prevede appunto questa riduzione delle aliquote dell'80 per cento. Poi per gli
aspetti di maggiore specificazione previdenziale e fiscale ne parleremo con gli
altri esperti
Andiamo all'articolo 2 sempre della legge Smuraglia, cioè della 193, che va ad
incidere sulla disciplina delle cooperative sociali, sulla 381, e dice: "le
agevolazioni previste dall'articolo 4 terzo comma sono estese anche alle aziende
pubbliche o private".
Quindi la portata di quest'articolo 2 qual è? È l'estensione della riduzione
delle contribuzioni, così come per le aliquote previdenziali per le
cooperative, anche alle aziende pubbliche private, purché però il rapporto sia
con persone che siano negli Istituti di Pena, che comunque non vengono indicate
nel decreto solo perché il comma 3 bis dell'articolo 4 della legge 381,
aggiunto dal comma 2 della legge 193, non lo prevede specificamente ma
l'estensione si opera per legge ex articolo 2 della legge 193.
Finora abbiamo parlato degli sgravi contributivi. E per gli sgravi fiscali?
Abbiamo qui in qualche modo una cesura, per operare sugli sgravi fiscali non
c'era la necessità di andare a modificare la disciplina delle cooperative,
perché parliamo di altro, quindi è un corpus in qualche modo autonomo.
Anche gli sgravi fiscali si operano secondo decreto ma un altro decreto. Secondo
l'articolo 3 si danno sgravi fiscali alle imprese che assumono lavoratori
detenuti o, anche se non li assumono, che li ammettono a svolgere attività
formative oppure ancora, terza categoria, le persone ammesse al lavoro
all'esterno. Qui sorge una perplessità interpretativa e cioè se per coloro che
sono stati ammessi alla semi-libertà e sono dipendenti delle imprese, per le
imprese, a vantaggio delle imprese, si abbiano gli sgravi fiscali oppure non si
abbiano, rispetto ai semi-liberi assunti, perché si potrebbe fare un
ragionamento di scorporo e dire "da qui è tutta un'altra disciplina e
quindi c'è lo sgravio fiscale". Si potrebbe dire invece che la distinzione
che si fa è quella dei primi due articoli e quindi loro sono ritenuti
sottoposti a misure alternative.
Per ricapitolare, e per essere ancora più chiari.
Dopo tutto ciò, che vantaggio ne hanno le cooperative e che vantaggio ne hanno
le aziende? Per le cooperative sociali: hanno agevolazioni in relazione alle
contribuzioni che praticamente sono a zero (abbattimento a zero per le
contribuzioni) nel caso in cui si tratti di persone sottoposte a misure
alternative. Nel caso invece in cui si tratti di persone in carcere, persone ex
articolo 21, si ha la riduzione nell'aliquota dell'80 per cento. A fronte di
questo, maggior incentivi sembrano dati alle aziende pubbliche e private, visto
che, in virtù dell'articolo 3, le aziende pubbliche e private non soltanto
hanno le contribuzioni nella misura, nel ruolo e nella funzione della riduzione
delle aliquote di contribuzione previdenziale ma anche sicuramente gli sgravi
fiscali. Quindi, sicuramente, agevolazioni di contribuzioni previdenziali e
agevolazioni di sgravi fiscali per le aziende pubbliche e private, purché il
rapporto sia con le persone che sono negli Istituti; per quelli delle
cooperative sociali sembra che l'obiettivo siano le contribuzioni, ridotte o
dell'80 percento o a niente. Anche qui però, già si è manifestata in concreto
una difformità interpretativa nel senso che ci sono alcune agenzie delle
entrate che hanno interpretato l'impresa nel senso, anche, comprensivo di
impresa no profit, facendo rientrare le cooperative sicché già in concreto,
qui a Milano, è successo che una cooperativa, probabilmente anche più di una
ha beneficiato dello sgravio fiscale per l'interpretazione data dall'ufficio
periferico milanese. Come pure si può ragionare sull'efficacia del decreto,
visto che il decreto prende in considerazione le annualità 2000-2002, per una
somma che va a carico del bilancio dello Stato, si è data la possibilità di
recuperare lo sgravio fiscale per gli anni precedenti - non nel senso di avere i
soldi ma nel senso di compensare rispetto al dare e avere - quindi c'è chi nel
2002 ha potuto recuperare ciò che aveva dato al fisco nelle due annualità
precedenti. Oppure lo stesso schema, che prima era cooperative sociali/aziende
pubbliche, cooperative sociali/contribuzioni/sgravi fiscali, aziende pubbliche o
private/contribuzioni/sgravi fiscali, può essere ribaltato partendo non dalle
personalità giuridiche ma partendo dai contributi concreti. Sicché si può
dire che la riduzione delle contribuzioni è data sia alle cooperative sociali
che alle aziende pubbliche e private, ad una prima interpretazione sembra che
gli sgravi fiscali debbano essere dati solamente alle aziende pubbliche e
private, però ci sono appunto questi precedenti di cui vi parlavo poco fa e di
cui uno milanese.
Questo perché è potuto succedere? Per un fatto semplicissimo, perché chi
abbia un po' di dimestichezza con queste carte sa che in realtà non si è
superato quello che il Ministro del Tesoro, del Bilancio e della Programmazione
Economica il 27 febbraio 2001 aveva obiettato al Ministro della Giustizia. Cioè
non appare chiaro se la riduzione riguardi la sola contribuzione a carico del
datore di lavoro o anche quella a carico del lavoratore e non sono individuate
le forme e gli enti previdenziali interessati. Inoltre non è prevista alcuna
modalità di rendicontazione ai fini del rimborso dovuto agli enti previdenziali
medesimi. Ne risulta elaborata una specifica nota tecnica diretta a valutare la
coerenza del beneficio concesso con le risorse approntate. Questo era uno
scoglio che si è ritenuto, non so come, di superare nella situazione attuale.
Alessandra Bassan
Ringraziamo il dottor
Maisto. Credo che questo tema e questo
meccanismo siano molto complicati e molto difficili da interpretare. Ci sono
divergenze interpretative, come diceva il dottor Maisto. Noi cerchiamo di
abbattere un po' di foresta per cercare di capire se si riesce a trovare un
sentiero, perché è evidente che l'obiettivo di tutti noi è quello di arrivare
a uno strumento che incentivi l'inserimento lavorativo dei soggetti svantaggiati
e chiaramente più complicazioni ci sono - penso già alla difficoltà di
sensibilizzare e di convincere, in senso complessivo e generale, il sistema
delle imprese - meno questi soggetti sono incentivati a utilizzare questo
strumento.
L'obiettivo di oggi, pur con accenti ed esperienze diverse, è proprio quello di
capire se riusciamo in qualche modo a trovare la traccia e il percorso. Poi
credo che andranno avviati sicuramente una serie di rapporti, contatti con
l'Amministrazione Penitenziaria, con il Ministero, con tutti i soggetti
coinvolti per avere un'interpretazione "autentica", in modo tale da
poter essere certi che le cose che si fanno non saranno poi soggette a revisioni
piuttosto che a sanzioni nonostante siano commesse in buona fede ma
sanzionabili. Per completare
questo quadro piuttosto tortuoso (da foresta equatoriale, visto il caldo) darei
la parola a un altro magistrato (passeremo poi agli aspetti più operativi,
tecnici, legati all'applicazione dei decreti): la dottoressa Vitali, Giudice del
lavoro presso il Tribunale di Milano che tutti conoscete, autrice del noto libro
best seller che abbiamo pubblicato in collaborazione, Il Lavoro peenitenziario,
ed Giuffrè 2001.
Monica Vitali
Prima di tutto ringrazio l'Agenzia per avermi invitata anche
in quest'occasione, parlare dopo l'intervento del dottor Maisto è difficile,
perché praticamente vi ha illustrato compiutamente questa normativa
estremamente farraginosa, almeno in apparenza. In effetti, secondo me, questo
complesso di disposizioni più che farraginoso ha dei problemi applicativi, che
occorre mettere ben in evidenza dal punto di vista civilistico, secondo gli
schemi del diritto del lavoro.
Il mio intervento sarà piuttosto schematico, per agevolare l'interpretazione
del complesso normativo.
Parto da alcune considerazioni molto generali.
1) La prima considerazione generale
Già il dottor Maisto ha messo l'accento sulla questione ricollegata al rapporto
di gerarchia delle fonti che lega i decreti che stiamo esaminando e la L.
Smuraglia 22 giugno 2000 nr.193, ma, essendo un punto fondamentale per
comprendere limiti e efficacia delle disposizioni contenute nei decreti
ministeriali 9 novembre 2001 e 25 febbraio 2002 nr.87, vale la pena ribadirla
nuovamente.
Nella lettura di questi decreti ministeriali occorre sempre tener presente che
sono fonti secondarie, cioè decreti di attuazione di una legge, che vanno letti
congiuntamente alla legge stessa, mentre l'eventualità paventata dal dr.Maisto
di difformità di interpretazioni a livello nazionale da parte dei vari uffici
periferici dell'amministrazione dello stato saranno probabilmente superati in
qualche misura dalle circolari degli enti e organi competenti ** che seguiranno
questa normativa di secondo livello.
In altri termini, quella disomogeneità di interpretazioni in concreto che il
dottor Maisto ha ricordato, dopo l'emissione delle circolari operative dovrebbe,
almeno in teoria, essere un problema risolto.
2) La seconda considerazione generale
Per risolvere il problema interpretativo fondamentale di questa normativa, e cioè
comprendere nelle concretezza dei casi chi ha diritto a certi benefici fiscali e
a certi sgravi contributivi, bisogna considerare che, in realtà, la legge
Smuraglia è costituita da due leggi, nel senso di due diverse discipline, l'una
che ha inciso sulla preesistente normativa in materia di cooperative sociali e
l'altra che ha determinato una estensione delle agevolazioni contributive ed ha
introdotto sgravi fiscali .
Allora, se si ha ben chiaro questo punto di partenza, il dettaglio della
disciplina diventa meno ostico da ricostruire, perché è evidente che quella
Smuraglia "parte prima" che incide sulla legge sulle cooperative
sociali e solo sulle cooperative sociali - e visto che si parla di modifiche
legislative bisogna anche tener presente che è uscita una legge quasi
rivoluzionaria per quanto riguarda la disciplina delle cooperative, senza
ulteriori aggettivazioni, la legge 3 aprile 2001 nr.142 di revisione della
legislazione in materia cooperativistica, con particolare riferimento alla
posizione del socio lavoratore - modifica il catalogo delle persone
svantaggiate, come diceva in precedenza il dottor Maisto, e lo modifica in senso
favorevole al mondo penitenziario perché aggiunge delle categorie ritagliate
dal mondo penitenziario (art.1 L.193/00).
Accanto, ci sono le norme della legge Smuraglia "parte seconda" che
sono rivolte a soggetti del tutto diversi, imprese e aziende : a proposito di
questa espressione, ad un civilista come me viene naturale domandarsi perché
mai il legislatore ha usato i termini "aziende e imprese", che nel
diritto civile hanno un significato tecnico ben preciso. La mia modestissima
interpretazione è che si è utilizzato il termine "aziende" laddove
si è voluto includere il pubblico e si è invece parlato di "impresa"
laddove il legislatore si è voluto limitare al privato, anche se poi resta il
problema di vedere se le cooperative rientrino nel concetto di impresa in questo
contesto.
Concludendo, possiamo dire che, per le aziende e le imprese, e quindi sia per i
soggetti pubblici che per quelli privati, l'art. 2 L.193/00 estende
l'agevolazione della contribuzione ridotta a datori di lavoro che intendono
entrare nel mondo del lavoro penitenziario infra-murario, impiegando detenuti.
L'art.3 L.193/00, invece, che si riferisce solo alle imprese, introduce sgravi
fiscali: vedremo, poi, che il decreto ministeriale parla di credito di imposta,
ma, pur non essendo un fiscalista, ritengo che si tratti semplicemente di una
scelta tecnica, nel senso che, nell'ambito delle possibili opzioni di sgravi
fiscali, è stato scelto il meccanismo tecnico del credito d'imposta, con suoi
vantaggi e i suoi svantaggi.
3) La terza considerazione generale
I due decreti ministeriali 9 novembre 2001 e 25 febbraio 2002 nr.87, dal mio
punto di vista, seguono pedissequamente la ricostruzione che vi ho offerto in
precedenza, cioè corrispondono alle due parti di cui è fatta la legge
Smuraglia, e questo rende, come dicevo prima, più semplice l'approccio a questa
disciplina apparentemente così confusa. Ed infatti, il decreto 9 novembre 2001
si riferisce alle aliquote contributive sulle retribuzioni dei soggetti
svantaggiati, impiegati nelle cooperative sociali, e non contiene altre
previsioni per altri tipologie di datori di lavoro, nè ha bisogno di farlo,
perché è la legge Smuraglia all'art.2 che estende alle aziende pubbliche e
private questo tipo di agevolazione contributiva.
Il decreto 25 febbraio 2002 nr.87, invece, opera solamente sul piano delle
imprese, salvo poi la questione interpretativa di identificare il concetto di
impresa accolto in questo caso, e si occupa, quindi, solamente degli sgravi
fiscali per l'impresa che assuma lavoratori detenuti, nè doveva fare altro,
perché le cooperative, sociali e non, hanno distinti regimi fiscali rispetto
alle imprese.
Fatte queste premesse generali, entrando nel dettaglio dei
quesiti che sono stati posti, cercherò di esaminare la disciplina delle
agevolazioni fiscali e contributive, dal mio punto di vista, che è quello del
giuslavorista, quindi in termini di soggetti e oggetto del rapporto di lavoro.
A) Decreto 9 novembre 2001
Per quanto riguarda la riduzione delle aliquote contributive, i soggetti dal
punto di vista datoriale sono facilmente individuabili, mentre lo sono meno dal
punto di vista dell'identificazione del lavoratore.
Cominciando dal caso in cui il datore di lavoro è una cooperativa sociale,
esiste un regime differenziato a seconda di chi è la controparte del rapporto
di lavoro : come vi ha già detto il dottor Maisto, c'è una prima ipotesi, che
comporta la riduzione dell'aliquota contributiva a zero, relativamente alle
retribuzioni delle persone svantaggiate "originarie", cioè quelle che
erano previste originariamente nella L. 8 novembre 1991 nr.381, gli invalidi
fisici, psichici, sensoriali, gli ex degenti di ospedali psichiatrici non
giudiziari, i soggetti in trattamento psichiatrico, i tossicodipendenti, gli
alcooldipendenti, i minori a rischio in età lavorativa, i condannati e
internati ammessi alle misure alternative alla detenzione di cui agli artt.47,47
bis, 47 ter e 48 L.354/75 .
Poi c'è una seconda ipotesi che comporta una riduzione sia
della quota a carico del datore di lavoro sia di quella a carico del lavoratore
in misura dell'80% nel triennio 2000-2002, fino a un tetto massimo di 5.000
milioni di euro. La riduzione dell'80%, sotto il profilo dei soggetti del
rapporto di lavoro, riguarda, dal punto di vista del datore di lavoro, sempre le
cooperative sociali, e dal punto di vista del lavoratore, i soggetti che sono
stati aggiunti nel catalogo della L.nr. 381/91 dalla Legge Smuraglia e quindi:
gli ex degenti degli ospedali psichiatrici giudiziari, i detenuti negli istituti
penitenziari, gli internati in esecuzione delle misure di sicurezza detentive, i
detenuti e gli internati ammessi al lavoro all'esterno ex art.21 O.P. nonchè a
tutte le misure alternative alla detenzione che, nel frattempo, si sono aggiunte
a quelle originariamente previste dalla L.nr. 381/91, e cioè agli affidati in
prova al servizio sociale e agli affidati tossicodipendenti, agli ammessi alla
detenzione domiciliare e alla semilibertà ex art. 48 O.P. (rispetto ai quali,
secondo me, già era presente qualche problema interpretativo, perché
l'articolo 48 O.P. non è la sola norma in materia di semi-libertà) .
Attualmente, dopo la modifica introdotta dalla Legge Smuraglia, problemi
interpretativi di questo genere sono ormai risolti, perché nella nuova dizione
vengono eliminati l'elenco delle misure alternative ed i riferimenti normativi,
ma si usa l'espressione "ammessi alle misure alternative", il che
significa che qualsiasi misura alternativa in futuro possa essere aggiunta al
catalogo attuale, comunque, rientrerà in questa disposizione.
Infine, esiste una terza ipotesi, identificata dal punto di
vista del datore di lavoro, che è costituita dalle aziende pubbliche o private
che organizzino attività produttive o di servizi all'interno dell'Istituto,
impiegando detenuti o internati, con riguardo ai contributi dovuti per questi
soggetti su cui è operativa la riduzione dell'80% di cui si è appena detto. E
su questa disposizione, che è l'art.2 della Legge Smuraglia, non appena è
stata pubblicata la legge nel giugno 2000, vi sono state molte discussioni,
perché i requisiti posti dal legislatore sembrerebbero due e non uno solo, nel
senso che, accanto al requisito del tipo di attività che l'azienda pubblica o
privata svolge (organizzazione di attività produttive o di servizi all'interno
degli istituti penitenziari ), viene posto un secondo requisito riferito alla
posizione del lavoratore per cui opera la riduzione dell'80% della contribuzione
sulla retribuzione, che è solo il soggetto detenuto o internato.
In altri termini, a differenza del caso in cui il datore di lavoro è una
cooperativa sociale e la riduzione opera per il solo fatto di rientrare il
soggetto lavoratore nel catalogo ampliato dalla Legge Smuraglia delle persone
svantaggiate, per il datore di lavoro azienda pubblica o privata c'è un
requisito che inerisce all'attività dell'azienda pubblica e privata e un
requisito che inerisce al lavoratore sulla cui retribuzione è possibile operare
la riduzione contributiva. Questa duplice condizione di operatività della
riduzione contributiva, a parer mio, crea una serie di problemi, per esempio nel
caso, non infrequente in pratica, di una azienda che abbia unità produttive
all'interno del carcere, impiegandovi dei detenuti, e unità produttive
all'esterno dell'istituto, impiegandovi semiliberi e ammessi al lavoro
all'esterno che sono, comunque, soggetti detenuti . In queste ipotesi, occorre
stabilire se la riduzione della contribuzione sulla retribuzione di questi
ultimi sia possibile, in quanto pur sempre soggetti detenuti, impiegati in
aziende che svolgono anche attività intramuraria, ovvero sia esclusa e, in caso
affermativo, in quale misura operi la riduzione, visto che i semiliberi
rientrano nell'elenco originario della L.nr. 381/91, mentre l'estensione delle
agevolazioni alle aziende pubbliche o private è prevista solo per le aliquote
ridotte di cui al comma 3 bis dell'art.4 L.nr. 381**.
Quanto alla durata degli sgravi contributivi, il decreto
indica come termine temporale il triennio 2000/2002, nel senso che, prendendo
atto che non è stata rispettata la previsione di una determinazione annuale
dell'entità delle agevolazioni contributive, come è stabilito dall'art.4 Legge
Smuraglia, fa retroagire la decorrenza dell'agevolazione contributiva. Si parla
del triennio 2000/2002: il 2000 è già passato, come pure il 2001, siamo ormai
nel 2002, quindi, in realtà, gli sgravi contributivi sono stati quantificati
quasi alla fine del triennio. Sotto questo profilo, mentre il decreto del
febbraio 2002 indica una decorrenza temporale degli sgravi fiscali ben precisa,
facendo riferimento agli assunti a decorrere dal 28 luglio 2000, questo decreto
per le agevolazioni contributive non dice nulla; si dovrebbe presumere in via
interpretativa che la decorrenza della riduzione delle aliquote contributive
coincida con l'entrata in vigore della legge 193/00**.
Questo è il primo aspetto del problema della vigenza temporale
dell'agevolazione contributiva.
Poi c'è il un secondo aspetto relativamente al momento finale in cui opera la
riduzione contributiva : si dice che la riduzione opera in quanto correlata alla
situazione di svantaggio più che al rapporto di lavoro. L'art.4 comma 3 bis
L.nr.381/91, come modificato dall'art.1 2° comma L. nr.193/00, stabilisce in
quest'ottica che " gli sgravi contributivi di cui al presente comma si
applicano per un ulteriore periodo di sei mesi successivo alla cessazione dello
stato detentivo", ma crea ulteriori difficoltà interpretative, perché è
stato impostato come se la cessazione dello stato detentivo coincidesse sempre e
comunque con la scadenza dell'esecuzione della pena.
Quanto agli imputati, l'ha già chiarito il dottor Maisto, se sono detenuti, non
hanno nessun problema. Però, gli imputati ammessi a una misura alternativa,
quale quella degli arresti domiciliari, non hanno diritto ad alcun beneficio,
pur essendo formalmente dei detenuti, perché non sono condannati e gli arresti
domiciliari non sono una misura alternativa alla detenzione .
I detenuti tossicodipendenti, poi, rientrano in due categorie
diverse di persone svantaggiate, i tossicodipendenti e i detenuti : ciò pone il
problema se prevale l'una condizione o l'altra, cioè, se, in quanto retribuiti
dalle cooperative sociali, godano di una contribuzione a zero, indipendentemente
dalla condizione di detenuti, oppure di una contribuzione ridotta all'80% perchè
prevale la situazione di detenzione su quella di tossicodipendenza.
B) Decreto 25 febbraio 2002
nr.87
Vediamo il secondo decreto ministeriale che si occupa di
imprese e del regime fiscale applicabile a queste ultime quando assumono
lavoratori detenuti.
Cerchiamo di individuare i tanti requisiti che devono essere tutti presenti per
poter utilizzare lo sgravio fiscale: cominciamo come sempre a esaminare i
soggetti del rapporto di lavoro.
La prima questione si riferisce all'uso dell'espressione imprese come datore di
lavoro del detenuto : quali soggetti rientrano nella categoria, per esempio le
cooperative, senza ulteriori aggettivazioni, rientrano in quasto concetto di
impresa? Fino a qualche tempo fa avrei risposto decisamente in senso negativo,
ora, dopo la legge 3 aprile 2001 nr. 142, ho maggiori difficoltà a darvi una
risposta così netta, perché questa legge ha riordinato il regime delle
cooperative in relazione alla posizione del socio lavoratore. prendendo atto e
cercando di arginare una situazione di fatto, una situazione reale che aveva
finito con lo snaturare il concetto di cooperativa, quando oggetto della attività
mutualistica è la prestazione di attività lavorativa da parte dei soci.
In questi ultimi anni, quotidianamente, come giudice del lavoro, io mi sono
imbattuta in situazioni nelle quali lo schema giuridico della cooperativa non è
null'altro che lo schermo di un imprenditore, il quale cerca in questo modo di
raggiungere un profitto maggiore e ridurre le garanzie dei lavoratori, anche
sotto il profilo sindacale, applicando le norme del codice civile in materia di
cooperativa, norme che sono state pensate e formulate per una cooperativa
genuina, cioè con un fine mutualistico effettivo. I casi che io vedevo e vedo
ancora, sia pure con minor frequenza, sono, invece, quelli in cui un
imprenditore costituisce con tre amici una cooperativa, poi assume 250 facchini
in qualità di soci lavoratori e li fa partecipare alla vita sociale, nella
migliore delle ipotesi, una volta all'anno per un pranzo sociale al ristorante,
dove qualcuno si alza e dice "il bilancio è approvato", senza una
vera partecipazione alla vita della cooperativa o un reale controllo sugli
organi sociali.
Fermo restando che un freno alla degenerazione della situazione di queste
cooperative era necessario, resta il dato di fatto che, ora, per esempio,
tornando al nostro argomento, le cooperative possono scegliere se avere
dipendenti, soci lavoratori o collaboratori coordinati continuativi. Alla luce
di questa evoluzione normativa, il problema è di capire se si può ancora
sostenere che una cooperativa di questo genere non rientra nel concetto
civilistico in senso lato di impresa.
Quanto al soggetto lavoratore, l'identificazione è data
dalla condizione di detenuto o internato, quindi detenuti a regime ordinario,
internati, condannati o imputati ammessi all'articolo 21O.P.
Il credito d'imposta spetta anche a imprese che svolgano programmi di formazione
all'interno del carcere finalizzati o all'assunzione presso l'impresa stessa o
allo svolgimento dell'attività lavorativa nella forma tipica del lavoro
intra-murario alle dipendenze dell'amministrazione penitenziaria.
Questa scelta, che può lasciare perplessi, in realtà, è in linea con il
complesso normativo che è stato delineato dalla riforma del lavoro
penitenziario: nel momento in cui si ammette che i servizi infra-murari possano
essere gestiti indifferentemente da soggetti terzi o dall'amministrazione
penitenziaria con una varietà di rapporti di lavoro nei confronti dei detenuti
pressoché completa, è chiaro che lo sgravio fiscale non poteva essere concesso
solo all'impresa che assume il detenuto, ma anche a chi lo forma per quello
stesso lavoro da svolgere alle sue dipendenze o alle dipendenze
dell'amministrazione del carcere.
L'ultimo punto del discorso è relativo al tipo di contratto
che consente di applicare l'agevolazione fiscale : i requisiti posti dalla legge
e conseguentemente dal decreto di attuazione si riferiscono alla natura del
rapporto di lavoro, che deve essere subordinato, ed alla sua durata che non deve
essere inferiore a 30 giorni.
Da questo punto di vista, si può dire che il contratto di lavoro può essere a
tempo determinato o a tempo indeterminato o di formazione lavoro o a tempo pieno
o a tempo parziale e così via, ma sempre con il limite che di lavoro
subordinato deve trattarsi. E devo dire che reputo questa una grande occasione
mancata, perché, anche se il lavoro subordinato ormai è flessibilissimo e in
prospettiva sarà sempre più flessibile, nel mondo del lavoro le collaborazioni
coordinate e continuative sono un fenomeno diffusissimo, talvolta simulano
rapporti di lavoro subordinato in senso stretto, ma ormai sono un dato di fatto
così presente che si sono ammesse anche, come detto, nei rapporti di lavoro con
le cooperative e si sono avvicinate sotto il profilo contributivo al lavoro
subordinato, con l'introduzione di un contributo previdenziale. La scelta di
escludere le collaborazioni coordinate e continuative dalle agevolazioni per il
lavoro penitenziario è un grave limite della disciplina, che in via
interpretativa non è tuttavia superabile.
** Nelle more della pubblicazione di questo intervento sono state emesse la
circolare 25 luglio 2002 nr.134 dell'I.N.P.S. avente ad oggetto Benefici
contributivi per l'impiego "intra moenia" di persone detenute o
internate. Istruzioni contabili. Variazioni al piano dei conti e la circolare 19
luglio 2002 del Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria del Ministero
della Giustizia avente ad oggetto Direttive per l'applicazione della Legge n.193/00
( c.d. Smuraglia) e dei Decreti di attuazione del 9 novembre 2001 e del D.M. n.87
del 25 febbraio 2002.
Con riferimento alle questioni interpretative evidenziate nell'intervento, la
circolare I.N.P.S. chiarisce che :
· le agevolazioni contributive relative a periodi già scaduti decorrono dal
luglio 2000, in quanto periodo di paga in corso alla data di entrata in vigore
della L.nr.193/00;
· le cooperative sociali e le imprese pubbliche e private all'atto del recupero
delle agevolazioni relative a periodi pregressi avranno cura di restituire ai
lavoratori la quota di contribuzione oggetto dello sgravio precedentemente
trattenuta, effettuando le operazioni di conguaglio entro il giorno 16 del terzo
mese successivo all'emanazione della circolare;
· le aziende pubbliche e private che organizzano attività di servizio o
produttive intra moenia sono ammesse alle agevolazioni limitatamente alle
persone impegnate nelle attività lavorative che si svolgono all'interno degli
istituti penitenziari.
La circolare del Dipartimento dell'Amministrazione
Penitenziaria chiarisce che:
· le cooperative sociali sono considerate come rientranti nel novero delle
imprese e, in quanto tali, sono ritenute destinatarie di entrambi i benefici,
cioè sia, come è pacifico, della riduzione contributiva sia dell'agevolazione
fiscale, quando assumano o formino detenuti per l'espletamento di attività
produttive o di servizi all'interno degli istituti penitenziari;
· solo le cooperative sociali, e non anche le aziende pubbliche e private,
possono usufruire del beneficio della riduzione contributiva nei confronti dei
detenuti ammessi al lavoro all'esterno;
· i due benefici delle riduzioni contributive e delle agevolazioni fiscali per
esigenze sistematiche hanno la stessa decorrenza retroattiva fissata al 28
luglio 2000;
· il D.A.P. stesso dovrà erogare annualmente all'I.N.P.S. e alla Agenzie delle
Entrate i mancati introiti derivanti dall'applicazione della nuova normativa così
che, per il periodo pregresso dal 28 luglio 2000 al 31 luglio 2002, devono
essere monitorati su base nazionale il numero dei detenuti assunti, il numero
dei datori di lavoro e l'importo globale del credito di imposta e degli sgravi
contributivi da rimborsare;
· il monitoraggio consentirà altresì di verificare l'entità dei fondi da
versare per gli sgravi fiscali e contributivi e di accertare l'ammontare di
quelli ancora disponibili con la conseguenza che, se si accertasse l'esaurimento
delle risorse che costituiscono la copertura di legge, di tale circostanza dovrà
essere data adeguata pubblicizzazione(dato che nella circolare non viene dato
per certo, ma solo previsto in prospettiva un ulteriore finanziamento della
legge).
Alessandra Bassan
Io sono sempre stupita dalla capacità degli esperti di tirar
fuori da una cartellina di decreto delle riflessioni non solo molto qualificate
ma anche dei dubbi per cui io, che sostanzialmente mi auguravo di poter arrivare
alla fine di questo incontro con alcuni punti fermi, ho l'impressione che avremo
bisogno di ulteriori approfondimenti e di ulteriori verifiche. La dottoressa
Vitali ha affrontato per ultimo un argomento e un tema molto caldo, che è
proprio quello che afferisce al rapporto di lavoro subordinato e quindi alla
possibilità di usufruire, nei modi e con le modalità che vedremo, di sgravi
contributivi o sgravi fiscali nella forma del credito di imposta da parte sia
delle cooperative che delle imprese.
Uno zoom su queste problematiche lo chiedo ad Angela Brunetto che di queste cose
si occupa quotidianamente.
Angela Brunetto
Devo dire che dopo due interventi così dotti e direi
amplissimi, francamente ho ben poche cose da dire, io che mi sento un po' un
"operaio del diritto". Chi mi ha preceduta, per mestiere, interpreta
le norme, ci aiuta a capire.
I consulenti del lavoro, come me, sono quelli che queste norme mettono in
pratica quotidianamente, per quanto mi riguarda con le imprese artigiane e le
piccole imprese, e quindi cercando di aiutare le imprese a capire cosa conviene,
cosa è meglio; cercando di risolvere, quando possibile, contenziosi con gli
enti, con l'Inps: ci sentiamo veramente operai del diritto. Entrerò, per quanto
mi concerne e mi compete per la mia esperienza, nei decreti di attuazione,
quello fiscale soprattutto che è quello che riguarda più da vicino il mondo
delle imprese. Una battuta al volo: imprese. Io temo che il DM dello scorso 9
maggio, riguardante gli sgravi fiscali, si riferisca veramente solo alle
imprese. Quando la legge, quando lo Stato, ha voluto ampliare la sfera dei
soggetti ai quali concedere agevolazioni ha detto "datore di lavoro".
Faccio un esempio: l'articolo 7 della legge 388 del 2000 ha previsto un credito
di imposta, quindi un premio chiamiamolo così, che va al datore di lavoro che,
assumendo a tempo indeterminato lavoratori aventi alcune caratteristiche,
incrementa il proprio organico medio. "Datore di lavoro" dice la
norma, quindi colui che dà lavoro, non facendo distinzione fra imprese ed altri
soggetti, ad esempio i professionisti o le cooperative. Un'altra legge ancora più
vecchia, del '90, la 407, anche lì diceva "datore di lavoro". Quindi
quando la legge vuole concedere l'agevolazione ad una più vasta platea di
soggetti, dice "datore di lavoro". E importanti per capire, per
attuare le norme, come già diceva chi mi ha preceduta sono le circolari.
Emanata la legge, chi insegna, chi interpreta, chi dà gli strumenti a noi
operatori del settore è la prassi amministrativa, quindi le circolari, i
messaggi, le note emanate dai vari Enti. Consultando Internet, fino a ieri sera,
l'Agenzia delle Entrate, normalmente tempestiva, non ha speso un rigo su questo
DM. L'Inps neanche a parlarne: è una macchina lenta come ricordo in tutte le
occasioni, ed è sempre in ritardo nel fornire le istruzioni. Le circolari
potrebbero ampliare la sfera dell'applicazione prevista dalla legge, e quindi
dire che alle imprese, alla luce della L. 142 dello scorso anno, si possano
assimilare le cooperative? Sarebbe quantomeno singolare. Le cooperative, e
parliamo ovviamente di cooperative vere, perché, come diceva giustamente la
dottoressa Vitali, per fortuna la legge 142 ha arginato in qualche modo il
fenomeno scandaloso della cooperazione finta. Che non è la vostra, , sono le
altre cooperative, quelle che con la solidarietà, con il "sociale"
non hanno veramente nulla a che fare. Nella mia esperienza ormai ventennale
nella consulenza del lavoro, mi è capitato, e capita ancora, che alcuni
titolari d'azienda mi chiedano come fare per risparmiare sui costi del personale
e mi propangono di "mettere su" una cooperativa. Quando cerco di
capire perché pensano proprio alla cooperativa, la risposta, invariabilmente è
la stessa "Perché mi hanno detto, il mio vicino, al bar, dal tabaccaio che
se metto su una cooperativa non pago i contributi, posso licenziare quando
voglio." Insomma, tutte le flessibilità che possono saltare in mente. E a
me tocca ricordare, tanto per cominciare, che uno dei presupposti della
cooperativa è quello che la gestione sia, appunto, svolta in modo partecipato,
ed i soci partecipino alla gestione della stessa, quindi si decida insieme, per
esempio se acquistare un macchinario o non acquistarlo, venderlo o quant'altro.
E a questo punto l'invariabile risposta " Ma io non voglio qualcuno che
comandi in casa mia ".
Quindi, nel mio piccolo, tento di dissuadere dal costituire scooperative, quando
le intenzioni mi paiono "poco lecite". Ma per fortuna, leggi recenti
sono intervenute in questo senso per cercare di arginare, sicuramente non
completamente, questo fenomeno davvero brutto. Tornando invece ai DM del 9
maggio: "imprese" temo, per quanto ad oggi ne sappiamo, che siano
proprio le imprese, quindi che siano esclusi i datori di lavoro diversi. Anche
qua, imprese che assumano lavoratori che ad una certa data, quindi luglio 2000,
risultassero detenuti o internati. E abbiamo capito, dopo la dotta spiegazione
della dottoressa Vitali chi è il detenuto. Apro una piccolissima parentesi:
circa quindici anni fa, ho seguito per qualche tempo un percorso di inserimento
di detenuti. Il carcere di Torino, all'epoca era ancora Le Nuove, aveva messo in
piedi questo progetto con la città di Torino e le Associazioni imprenditoriali,
per cercare aziende che fossero disponibili a dare una mano, quindi a dare un
contributo attivo nel percorso di reinserimento dei detenuti, attraverso
percorsi di formazione e successive, eventuali, assunzioni di questi ragazzi e
ragazze nel mondo delle imprese. E' stata un'esperienza conclusasi piuttosto
rapidamente anche perché, da parte del mondo delle grandi imprese, non vi è
stato alcun interessamento. Per quanto mi riguarda, già all'epoca seguivo le
imprese artigiane, è stata un'esperienza che mi ha dato molto e mi ha
insegnato, che gli sgravi fiscali, gli sconti contributivi, sono importantissimi
perché comunque aiutano, ma non deve mancare la volontà di farsi parte attiva
in un percorso di reinserimento, dando fiducia, creando un circolo virtuoso. Mi
ricorderò sempre una lettera che mi scrisse uno di questi ragazzi che avendo i
requisiti per essere ammesso alle misure alternative alla detenzione, cercava
disperatamente un datore di lavoro disposto ad assumerlo. Da quella lettera ho
capito che non sono necessariamente le competenze professionali o gli eventuali
benefici contributivi o fiscali portati in dote dai detenuti a spingere le
imprese all'assunzione: quello che è importante è appunto cominciare a
conoscere una persona che sta in galera e dargli modo di uscire da quell'esperienza
sicuramente drammatica dando loro fiducia. E la fiducia purtroppo, o per
fortuna, non si acquista, non si compra con gli sgravi contributivi. Chiusa la
parentesi.
Quindi, tornando ai decreti in questione, sì agli sgravi a queste imprese che
hanno la decorrenza ormai datata: due anni, dal punto di vista fiscale infatti
è chiara la decorrenza e la scadenza. Mentre da parte contributiva, visto che
la scadenza non è prevista dalle norme di legge si va avanti. Nel DM del
novembre scorso si fa riferimento a un importo che lo Stato destina nel triennio
2000 - 2002 a copertura degli oneri previdenziali. Punto. Se non c'è scadenza,
non c'è scadenza, d'altro canto la 381 non ha scadenza, concede questi sgravi
contributivi alle cooperative sociali che assumono questi lavoratori finché ci
sono i soldi. Quando non ci saranno più i soldi si vedrà. D'altro canto la già
citata legge 407 del '90, che concede sconti contributivi molto forti ai datori
di lavoro che assumono disoccupati di lunga durata, è ancora in vigore dopo
dodici anni. E' vero che da qualche mese c'è un gran fermento intorno alla
riforma del mercato del lavoro e, più in generale sul sistema degli
ammortizzatori sociali, quindi può essere che questa legge venga modificata. Ma
tornando all'articolo 1, è concesso questo credito di imposta pari a 516 euro
al mese per ciascun lavoratore detenuto assunto. Ma si dice anche, nell'ultimo
articolo di questo DM che l'importo complessivamente stanziato dallo Stato nel
triennio è pari a 4 miliardi - mi scuso se parlo di lire ma non ho ancora
imparato a pensare in euro. E uno pensa "ma sono un sacco di soldi 4
miliardi". Non è vero niente, perché facendo un conto veloce veloce
questo bonus premia le aziende che hanno assunto in tutto 133 detenuti, se tutti
questi lavoratori, ovviamente, hanno i requisiti per godere dei 36 mesi di
benefici.
Un altro aspetto, già sottolineato dalla dottoressa Vitali, è quello relativo
al fatto che la legge in questione non prevede, quale condizione per ottenere il
bonus, che l'assunzione sia fatta a tempo indeterminato. La flessibilità in
entrata, nel nostro Paese ormai è un fatto acquisito da tempo e ci permette di
assumere un lavoratore, anche detenuto per ottenere gli sgravi, a termine.
Quindi l'impresa ha l'esigenza di coprire un posto vacante per esempio per
quaranta giorni posso sicuramente godere di questo beneficio. Ovviamente in
questo caso il bonus fiscale è proporzionato alla durata. Non solo: si fa anche
riferimento al fatto che il lavoratore possa essere assunto a tempo parziale,
quindi se un'azienda vuole attivare un rapporto part-time -è possibile assumere
contemporaneamente a termine ed a part-time- anche in questo caso il bonus
spetta, ovviamente ridotto in proporzione. Un aspetto importante è quello della
corrisposione a questi lavoratori, di un un trattamento economico non inferiore
al minimo previsto dai contratti collettivi nazionali di lavoro.. Contrariamente
a un'altra legge, la 388 del 2000 già citata in precedenza, non è richiesto
che l'azienda, oltre a rispettare il trattamento economico minimo, rispetti
anche le normative relative all'igiene e sicurezza nei luoghi di lavori previsti
dalla legge 626. È singolare questa "dimenticanza", mi ha fatto
riflettere. Tutte le norme di legge che ricordo che prevedono sconti o bonus per
le aziende parlano sempre del rispetto di normative di igiene e sicurezza sul
lavoro.
Altro incentivo per chi assume questi lavoratori è il fatto che per ulteriori
sei mesi, dopo la cessazione della detenzione, vi è il diritto al bonus. Come
fare a utilizzarlo? Semplicissimo, con la compensazione. Chi di voi paga
contributi e tasse sa che ormai da qualche anno c'è il modello F24, un modello
unificato che permette la compensazione immediata, nei casi previsti, tra debiti
e crediti, non si aspetta più che l'erario o i vari enti rimborsino i crediti
dopo mesi e mesi. Altro aspetto interessante è dato dalla lettura dell'articolo
5 di questo DM, laddove si dice che questo bonus da un milione al mese, a tempo
pieno per ogni lavoratore assunto, è cumulabile con altri benefici. E in
particolare cita appunto l'articolo 7 della legge 388 /2000. Quindi se
un'impresa, io continuo a pensare all'impresa, assume un detenuto a tempo
indeterminato perché non ha interesse a fissare una scadenza predeterminata, ha
diritto al milione di lire previsto dal DM legato alla legge Smuraglia, ha
altresì diritto, se l'età del detenuto assunto è superiore ai 25 anni, e da
oltre due anni non ha avuto altri rapporti di lavoro a tempo indeterminato
(perché magari era in galera), ad un altro bonus di 800.000 lire mensili,
previsto appunto dall'art. 7 legge 388/00, a condizione che l'assunzione
incrementi l'organico medio dell'impresa.. E ancora: in virtù del fatto che il
lavoratore da oltre due anni è disoccupato, porta in dote un'ulteriore
agevolazione, questa volta di natura contributiva, prevista dalla legge 407/90
che esonera le imprese dal pagamento dei contributi a proprio carico per 36
mesi. Per essere un minimo concreti ed operativi, quindi, prendendo a
riferimento un lavoratore metalmeccanico artigiano di quinto livello, quindi un
operaio qualificato, della Regione Lombardia, vedremo che il costo complessivo
per l'azienda, tra salario diretto (minimo tabellare, ex contingenza, ecc)
salario indiretto (ferie, permessi, tredicesima, trattamento di fine rapporto,
ecc), oneri contributivi dovuti ad Inps ed Inail, si aggira attorno ai 40
milioni di lire all'anno. Se da questo importo noi togliamo mensilmente il
milione di lire del DM Smuraglia e le ottocento mila lire dell'articolo 7 della
388/00 avremo un risparmio di 21 milioni e ottocento mila lire, quindi il costo
aziendale scende a circa 16 milioni e annui. Se poi per questo lavoratore si
possono godere dei benefici contributivi previsti dalla 407/90 il costo finale a
carico dell'impresa è davvero irrisorio.Riepilogando quindi, il lavoratore che
abbia i requisiti per rientrare nella legge Smuraglia, nella 388/00 e che ha
anche lo sgravio contributivo della 407/90 costa all'azienda 7 milioni e
centomila lire all'anno!
Torniamo all'oggetto, che è uno dei DM attuativi della legge Smuraglia:
l'assunzione del detenuto può anche essere effettuata con rapporto di
apprendistato, il che presuppone che vi sia un datore di lavoro, o un suo
delegato, che insegna ed un lavoratore che impara.. L'età massima per
l'assunzione degli apprendista è fissata dalla legge, generalmente a 24 anni,
elevata a 26 in alcune aree particolari, e, in alcuni settori del comparto
artigiano fino a 29 anni: ad esempio nel settore del legno-arredamento,
metalmeccanico-installazione impianti, ed altri ancora. Come detto, presupposto
dell'apprendistato è il dovere, in capo al datore di lavoro, di addestrare il
lavoratore affinchè acquisisca una qualificazione, ottenendone in cambio
notevoli vantaggi sia di natura contributiva, sia di natura retributiva. La
retribuzione dell'apprendista, infatti, cresce progressivamente col trascorrere
del tempo e del compimento del processo di formazione.
Alessandra Bassan
Ringraziamo Angela Brunetto che, con tutto l'entusiasmo e la
disponibilità che la contraddistinguono, ha messo anche lei tantissima carne al
fuoco: poi dovremo in qualche modo riordinare le idee. La parola alle
Istituzioni, a Mariella Fracasso: l'Amministrazione Provinciale ha un ruolo
strategico su questa partita, in qualche modo "regolatore" proprio per
le sue specifiche competenze istituzionali in materia di mercato del lavoro, e
quindi è importante ascoltare il suo punto di vista.
Mariella Fracasso
Dopo aver assistito ad una ricchissima illustrazione della
normativa ed aver esplorato, con voi, l'evidenza di una serie di complessità,
il mio intervento, che non ha e non avrà le caratteristiche di disamina da fine
giurista (come quello di chi mi ha preceduto) cercherà di fare il punto su
alcuni elementi rispetto ai quali la Provincia di Milano può dirsi parte attiva
in quanto Istituzione che, come ricordava Alessandra Bassan presentandomi, è
titolare delle politiche del lavoro. Io aggiungerei anche delle politiche attive
del lavoro. Quindi quello che un'Amministrazione Provinciale può sviluppare in
questa fase così ricca di stimoli, di proposte, di opportunità, è quella di
dare un supporto a organizzare, collegare, ordinare la possibilità di ben
fruire di questi benefici, in maniera organica e in maniera chiara. Certo che la
Provincia non gestisce direttamente nessuna delle attività, delle procedure e
delle misure, che portano a fruire delle agevolazioni e degli sgravi sia
contributivi sia fiscali, però può facilitare, in una logica di interventi più
ampi, le sinergie positive tendenti all'integrazione lavorativa dei detenuti. Da
anni la Provincia di Milano ha sostenuto, nel nostro territorio, una serie di
iniziative per potenziare, e supportare i soggetti del privato sociale, che,
come l'Agenzia di Solidarietà e come l'insieme delle realtà costituitesi in
Associazione Temporanea di Scopo, hanno realizzato rilevanti azioni: di
orientamento, di sensibilizzazione del mondo produttivo, di ricerca di
opportunità di lavoro per i detenuti, pertanto può dare un ulteriore impulso
al loro sviluppo. Può contribuire a che tutta una serie di attività dirette
all'integrazione lavorativa si concludano con la fruizione pratica e concreta di
queste misure agevolative, rivolte ai datori di lavoro (privati, pubblici e
cooperative sociali).
Quello su cui, come Provincia, ci siamo mossi in questi giorni, lette come voi
tutti le regole e le novità nei due decreti che sono stati illustrati, è
stato, appunto il facilitare il raccordo con gli enti erogatori, soprattutto con
l'Inps, svolgendo un ruolo (che io definirei come azione di politica attiva del
lavoro) teso a sollecitare l'ente previdenziale, perché, rapidamente possa
chiarire l'insieme delle modalità di applicazione di questi sgravi e di
conseguenza renderli accessibili e renderli visibili, chiari e fruibili, da
parte di datori dei lavoro, cooperative sociali comprese. Abbiamo messo sul sito
della Provincia, proprio da un paio di giorni, la notizia così, un po' fredda,
un po' secca, con poco commento: ci sono, cari datori di lavoro, queste
opportunità, vi diremo nell'immediato, nel prossimo futuro, come fruirne, come
arrivarci. E' già stato fissato per martedì pomeriggio, della settimana
entrante, un primo incontro con la direzione regionale dell'Inps, con il dottor
Vela e i suoi collaboratori, per poter arrivare in termini rapidi e concreti a
conoscere e applicare le procedure operative.
Mi resta qualche dubbio, qualche perplessità che intendevo esprimere a
conclusione di questa giornata. Ho qualche preoccupazione, che è già stata
espressa anche da altri relatori, per i limiti delle risorse che sono stanziate
con questi decreti. Le cifre e le somme le avete già sentiti in precedenza
(l'equivalente di 4 e 5 miliardi delle vecchie lire). Temo che con il pregresso
dei soggetti già probabilmente assunti nel 2000 e nel 2001, si possa subito
arrivare ad una totale saturazione delle risorse, tale da non poter di
perfezionare nel corso del 2002 altre costituzioni di rapporto di lavoro mirato
e di senso per gli attuali detenuti. Stiamo riflettendo su questo dato e
pensiamo di elaborare dei criteri e delle priorità che potrebbero essere un
elemento di interesse da approfondire se, come io temo, arriveremo a
un'anticipata ipotesi di non fruizione di questi sgravi. Quindi ragionare sul
come ( trovandoci in questo enpasse,) si possano trovare intese con le altre
Istituzioni competenti per definire criteri adeguati e trasparenti che
definiscano le priorità di fruizione, in attesa che, al principio del nuovo
anno - e speriamo non più con questo ritardo - un ulteriore decreto stanzi
ulteriori risorse per gli anni successivi. Un secondo elemento di
preoccupazione, che in parte è già stato sfiorato, ha a che fare con la
formazione professionale, che mi sembra importante sia stata introdotta, come
fase preparatoria e propedeutica all'assunzione definitiva. Il dubbio è che
nessun tipo di durata del percorso formativo viene ipotizzata da parte del
legislatore per la fruizione degli sgravi in questo caso. Quindi di questo
triennio che è finanziato con l'attuale decretazione, quanti mesi e quanti anni
sono destinati alla formazione prima di arrivare a costituire il rapporto di
lavoro? Penso che, anche qui, qualche elemento ulteriore di criterio, di durata,
di coordinata, che possa intervenire a questo proposito l'Amministrazione
Provinciale, nel suo ruolo, può elaborarlo, può proporlo, può discuterlo
insieme agli altri attori istituzionali. La durata, poi, dei trenta giorni di
rapporto di lavoro minimo indispensabile per l'accesso agli sgravi, evidenzia
qualche altro margine di criticità al quale dobbiamo essere molto sensibili,
perché sia fatto buon uso di queste risorse e perché non diventino un
espediente per frammentare e parcellizzare opportunità di lavoro che, di trenta
in trenta, possono correre il rischio di essere utilizzate con altri scopi,
inducendo pertanto un uso distorto delle agevolazioni. Si tratta piuttosto di
inserire questi benefici fra gli interventi volti a realizzare un sistema
occupazionale virtuoso, un sistema che, debitamente agevolato e integrato,
favorisca un'attività piena, duratura, stabile e soddisfacente, sia per i
detenuti che per i datori di lavoro. Quindi una nostra attenzione Provinciale
che presidi la qualità della collaborazione e dei collegamenti con
l'Amministrazione Penitenziaria, l'INPS, l'Agenzia delle Entrate, credo possa
contribuire alla costruzione del sistema. Naturalmente vi saranno molti e
corretti utilizzi del lavoro a termine, che va benissimo; è importante che ci
sia la finanziabilità anche di questi tipi di rapporti di lavoro, che tuttavia
ci auguriamo possano preludere ad una trasformazione in lavoro definitivo, perché
io credo che sia interesse della maggior parte dei datori di lavoro quello di
fidelizzare i propri dipendenti e quindi di non perderli una volta che li hanno
formati, che li hanno assunti e che li hanno integrati per un periodo
'determinato' di tempo. Ci vuole un buon utilizzo del rapporto a tempo
determinato perché possa essere dotato degli stessi sgravi e delle stesse
misure concesse per il tempo indeterminato e una particolare attenzione, però,
a che il percorso formativo, utile, opportuno e necessario, non sia lasciato
nella totale indeterminatezza, con quanto vi consegue di incertezza per il
soggetto detenuto o ex detenuto.
Mi fermerei qui, aggiungendo solo qualche elemento e considerazione non
strettamente legata alla legge Smuraglia e ai suoi decreti.
Tutto quello che si è rapidamente evoluto negli ultimi tempi in materia di
mercato del lavoro, di nuova disciplina del collocamento, con il decentramento
amministrativo(D.L.vo 469/97), presenta ancora degli aspetti irrisolti e, nel
caso del carcere, anche un po' caotici. Lo ricordava anche la dottoressa
Brunetto, la nuova concezione dello stato di disoccupazione (D.L.vo 181/00),
l'iscrizione al collocamento, il tesserino rosa che non c'è più, l'iscrizione
fatta per delega ed in modo diversificato all'interno degli Istituti
Penitenziari, la possibilità di recupero dell'anzianità di iscrizione per
poter fruire dei benefici della L.407, sono una serie di elementi sui quali
stiamo lavorando per poter arrivare a un impianto organico, chiaro, in modo che
non accada, sul nostro territorio, che a San Vittore si operi in un modo, mentre
ad Opera in un altro e a Bollate in un altro ancora. Stiamo quindi lavorando per
dare armonia e chiarezza anche agli aspetti relativi ai procedimenti che devono
essere adottati da parte della Provincia, del detenuto, dell'Amministrazione
Penitenziaria e degli altri soggetti che cooperano per tutte le iniziative di
sostegno e di formazione all'inserimento lavorativo, affinché si configuri un
impianto efficiente ed organico, senza tutte le perdite di energie per inventare
di volta in volta una procedura, una modalità che, naturalmente, non ci aiuta
ad usare bene, quando vi si arrivi, anche le agevolazioni previste dalla legge
Smuraglia e dai suoi decreti attuativi. Vi ringrazio.
Alessandra Bassan
Ringrazio Mariella Fracasso, che ha manifestato notevole
l'impegno in nome e per conto dell'Amministrazione Provinciale nello svolgere
un'azione incisiva, in primis di stimolo, nei confronti dell'Inps perché in
tempi rapidi e con sufficiente chiarezza emani le circolari (fondamentali perché
gli operatori si orientino) sulla tematica molto delicata dei tempi e delle
forme degli interventi formativi che sono citati in modo generico e quindi
rischiano la possibilità di speculazioni. Non dobbiamo dimenticare (in questo
caso parlo davvero a nome dell'Agenzia come vice-presidente - credo che il
lavoro dell'Agenzia di questi anni sia sotto gli occhi di tutti e testimoni il
fatto che il nostro lavoro è al 99 per cento finalizzato alla
sensibilizzazione, alla cultura e all'integrazione di soggetti svantaggiati nel
mercato del lavoro e nella società, anche a prescindere da strumenti che sono
plurimi e utilizzabili ad incastro) che se vogliamo in qualche modo scardinare
un muro di quasi indifferenza, fatta eccezione per una minoranza di imprese e di
sistemi economici produttivi del nostro paese, ci vogliono anche questi
strumenti. Questo è, e il Seminario di oggi lo dimostra, il tentativo di
analizzare uno degli strumenti di cui disponiamo. Poi, le parti sociali per un
verso, le istituzioni pubbliche per l'altro, la società civile,
l'associazionismo, il volontariato per l'altro, devono certamente costruire
insieme un sistema di integrazione ed è quello che credo tutti possano
testimoniare sia stato in questi anni il lavoro dell'Agenzia. Quindi più siamo
e meglio è.
Ho ricevuto una richiesta di chiarimento da parte di Giancarlo Brunato
Giancarlo Brunato
La mia è una domanda semplice, tecnica, magari anche banale,
che va al di fuori della questione se siamo o non siamo imprese. Sono un
cooperatore sociale, cooperatore di tipo B. Noi amiamo definirci imprese
sociali. La domanda tecnica è questa: i nostri amministratori nelle cooperative
sociali, letti questi regolamenti, si sono fatti delle convinzioni che è bene
cercare di fugare adesso, se riusciamo. Le cooperative sociali di tipo B sono
titolari dello sgravio contributivo ai sensi della legge 381. Questo
regolamento, mi riferisco in particolare all'ultimo, quello di febbraio, parla
di questo sgravio fiscale, credito d'imposta di un milione. C'è la credenza che
questa cosa riguardi anche le cooperative sociali e quindi siccome, sempre in
questo regolamento, all'articolo 5 si parla di cumulabilità delle agevolazioni,
tutti si sono impegnati di andare avanti su questa strada. Da alcuni interventi
mi è parso di capire che la questione possa non essere esattamente questa.
Francesco Maisto
(intervento ancora in bozza non corretto dall'autore)
Io non vorrei fare un'interlocuzione permanente, ma sarebbe
grave se prevalesse un'interpretazione sulla quale qualcuno vi conta, scoprendo
poi alla fine di non ottenere quanto atteso. Su questo è sempre bene andare con
i piedi di piombo. All'inizio vi ho espresso una posizione che non
necessariamente deve essere quella prevalente, perciò avevo detto
"guardate che probabilmente dirò delle cose che non vi piaceranno". E
avevo detto "guardate che per quanto riguarda le cooperative sociali, dalla
lettura che ne dò io, non ritengo che gli sgravi fiscali ci siano". Però
prendo atto del fatto che, nel dubbio, c'è stato in alcuni territori, chi si è
avvalso correttamente, e ha fatto bene, degli sgravi fiscali. Io non so quando
si siano fatti gli incontri al Ministero di Giustizia. Attualmente al
Dipartimento dell'Amministrazione Penitenziaria ne sanno poco di tutte queste
cose, tant'è che uno dei decreti, cioè quello sulle agevolazioni contributive,
è stato puramente e semplicemente il ricalco di quello precedente. Per quanto
riguarda invece specificamente quello sugli sgravi contributivi, se si va a
paragonare la minuta della bozza del decreto come era stata fatta in precedenza
e come è fatta attualmente, si vede la grande differenza, visto che il
precedente non conteneva tetti, cioè non conteneva l'emolumento massimo, quindi
il raggiungimento per lo sforamento della quota. Quindi lì la modifica del
decreto per quanto riguarda gli sgravi fiscali è stata fatta, ormai c'è il
tetto. Io non so fino a quando siano stati fatti questi incontri, però nella
corrispondenza ufficiale tra il Ministero della Giustizia e il Ministero del
Tesoro fino all'ottobre del 2000, l'interpretazione era la seguente: nel corpo
di una lettera si diceva "da ciò deriva che le aziende pubbliche e private
potranno usufruire di sgravi contributivi e fiscali godendo di maggiori
incentivi rispetto alle cooperative sociali che invece usufruirebbero di soli
sgravi contributivi". Non è stato questo il mio criterio di orientamento
dell'interpretazione, perché nell'interpretazione e non nell'applicazione della
legge, che è cosa diversa, ci si mette davanti la legge e i decreti e ci si
ragiona. Questo in qualche modo mi conferma un'interpretazione. Mi auguro che
invece sia nel senso che dice qualcuno di voi. È impossibile che attualmente al
DAP vi sappiano dare delle indicazioni, la precisione e la puntualità di Don
Colmegna e di Licia Roselli si era manifestata nell'invitare a questo seminario
anche rappresentanti del DAP, che non hanno potuto partecipare.
Alessandra Bassan
Chiudiamo i nostri lavori,. Vi ringrazio per la
partecipazione e arrivederci. Vi faremo sapere nel caso di ulteriori chiarimenti.