Osservatorio Parlamentare

 

Interrogazioni e interpellanze al Ministro della Giustizia

 

Viviani - Seduta del 14 giugno 2005

 

Premesso che:

nel carcere circondariale di Montorio (Verona) la direzione del carcere ultimamente esprime parere negativo su tutte le richieste di permessi premio (ex articolo 30-ter della legge n. 354 del 1975) avanzate al magistrato di sorveglianza da detenuti stranieri senza regolare permesso di soggiorno o con permesso di soggiorno da rinnovare;

analogo parere negativo viene espresso anche per la concessione dei benefici di cui all’articolo 21 della legge n. 354 del 1975, relativo al lavoro esterno al carcere;

tale atteggiamento, fortemente restrittivo ed iniquo, sarebbe conseguente ad una direttiva emanata in tal senso dal Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria;

constatato che una direttiva di questo genere è destinata a condizionare pesantemente il libero ed autonomo giudizio del magistrato di sorveglianza e quindi a concretizzare una grave discriminazione a sfavore dei detenuti stranieri,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo sia a conoscenza dell’emanazione di tale direttiva;

se non ritenga opportuno e doveroso adottare provvedimenti volti a favorire condizioni di equità di trattamento tra i detenuti, condizione essenziale per la realizzazione della finalità rieducativa della detenzione.

 

Risposta del ministro Roberto Castelli

 

Con riferimento all’interrogazione in oggetto indicata, si rappresenta che l’istituto del permesso premio è disciplinato dall’articolo 30-ter, comma 1, della legge n. 354 del 1975 secondo cui il Magistrato di Sorveglianza, sentito il Direttore dell’istituto, può concedere permessi premio. La concessione del beneficio in esame è dunque frutto di una valutazione discrezionale che il Magistrato di Sorveglianza effettua alla luce delle risultanze dell’osservazione scientifica della personalità e del parere, obbligatorio ma non vincolante, espresso dal direttore dell’istituto ove l’interessato è recluso. Sono altresì oggetto di valutazione i dati giudiziari e penitenziari (cioè relativi ad eventuali precedenti detenzioni) nonché le informazioni degli organi di polizia competenti per territorio. La Direzione della casa circondariale di Verona Montorio ha comunicato che il numero dei detenuti che hanno fruito del beneficio in questione nell’anno in corso sono stati fra gli italiani 110 uomini e 7 donne e fra gli stranieri 91 uomini e 27 donne.

Per quanto riguarda il lavoro all’esterno (articolo 21 dell’ordinamento penitenziario) il relativo provvedimento di ammissione (articolo 48 del decreto del Presidente della Repubblica n. 230 del 2000) è di competenza del Direttore dell’Istituto (qualora tale possibilità sia prevista nel programma di trattamento) ma la sua esecutività è subordinata all’approvazione del Magistrato di Sorveglianza. Alla luce dei dati comunicati dalla Direzione dell’Istituto sopracitato risultano autorizzati, nell’anno in corso, a svolgere lavoro all’esterno 3 detenuti di nazionalità italiana.

 

Filippelli - Seduta del 18 maggio 2005

 

Premesso che la situazione negli istituti penitenziari italiani continua ad essere esplosiva, visto che, ancora oggi, non si sono trovate misure per affrontare il grave problema del sovraffollamento;

nel dibattito che si era sviluppato nel paese e nelle istituzioni, subito dopo la visita di papa Giovanni Paolo II alla Camera, e che sembra attualmente essere caduto nel dimenticatoio, tutte le forze politiche avevano espresso, con forza, la necessità di un eventuale provvedimento di clemenza ed indulto;

la morte del Pontefice e l’elezione di papa Benedetto XVI rappresentano un’occasione per rendere nuovamente di attualità un intervento di clemenza nei riguardi dei detenuti;

la effettività della pena potrà essere realizzata solo attraverso una radicale ed organica riforma del sistema sanzionatorio, che riconosca la centralità delle modalità esecutive della pena e che realizzi un rapporto, oggi inesistente, tra pena, reato commesso e tipo di autore coinvolto, all’interno di precise strategie di politica criminale;

la situazione di sovraffollamento e di carenze negli organici di polizia penitenziaria e di educatori e psicologi fa sì che allo stato attuale il carcere produca spesso aggressività, rancore, disagi e adesione a sottosistemi culturali, oltre che danni fisici e psichici alla persona;

le piante organiche prevedono la presenza di 1.376 educatori per una popolazione carceraria di 30.000 unità, mentre oggi ci sono 563 educatori a fronte di una popolazione carceraria di 58.000 detenuti;

che a fronte di migliaia di procedimenti pendenti sono in organico 180 magistrati di sorveglianza;

che nelle ultime leggi finanziarie si sono ridotte le spese destinate al settore,

l’interrogante chiede di sapere se rientri tra gli intendimenti del Governo:

attuare un provvedimento di indulto e di clemenza al fine di migliorare le condizioni di vita dei detenuti;

incrementare i fondi destinati al settore;

risolvere la cronica carenza di personale e migliorare il degrado delle infrastrutture carcerarie, al fine di rendere più umana l’esecuzione della pena da parte dei detenuti e il loro reinserimento all’interno della società.

 

Florino - Seduta del 18 maggio 2005

 

Premesso che la grottesca vicenda dell’inoffensivo ottantaseienne sig. Giuseppe Mango, ristretto per 10 giorni nel carcere di Poggioreale (Napoli) per una vecchia vicenda di contrabbando, è stata ampliamente diffusa e messa in risalto dai mass-media locali e nazionali;

che, viceversa, è passata in sordina la scarcerazione, per incompatibilità al regime carcerario (motivi di salute), del sig. Antonio Vollaro, "Zi’ Tonino", fratello del noto boss Luigi "o’ califfo" e reggente nell’area porticese dell’omonimo clan;

che i giudici del riesame del Tribunale di Napoli hanno ritenuto valide le perizie mediche comprovanti la incompatibilità delle condizioni di salute del Vollaro con il regime carcerario;

che la pericolosità del Vollaro dovrebbe, a giudizio dell’interrogante, indurre il Ministro della giustizia a sollecitare la verifica delle reali condizioni di salute del soggetto per le vicende, non troppo edificanti, che hanno visto coinvolti, nel passato, diversi periti nominati dal tribunale e chiamati in causa da pentiti della camorra;

che, infatti, gli stessi periti si sarebbero mostrati compiacenti e assoggettati nello stilare referti sullo stato di salute di detenuti eccellenti,

si chiede di conoscere:

se risulti quali siano i motivi che hanno indotto i giudici del riesame a scarcerare il Vollaro;

se il Ministro in indirizzo non ritenga opportuno, per la pericolosità del soggetto, che sia disposta una ulteriore perizia medico-legale, utilizzando professionisti estranei al circondario della Campania.

 

 

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