Morto Horst Fantazzini

 

Addio Horst, anarchico e rapinatore

 

Il Manifesto, 27 dicembre 2001

 

E’ morto Fantazzini, il 20 dicembre l’ultimo arresto a Bologna: a 62 anni, in semilibertà, voleva rapinare una banca in bicicletta. Sarebbe uscito nel 2019, il cuore non ha retto. Il bandito gentiluomo non sparava, mostrava pistole giocattolo e una volta spedì fiori alla cassiera che era svenuta. In carcere si avvicinò ai BR e partecipò ad evasioni e rivolte

 

Ora certi anarchici riempiono pagine e pagine su Internet per dire che Horst Fantazzini è stato ucciso, massacrato in cella dagli "sbirri". Ma per una volta sembra tutto più facile, la storia straordinaria del rapinatore gentile è finita in modo triste ma quasi banale. Mercoledì scorso l’ultimo "clac" delle manette, a quanto pare dopo un tentativo sfortunato di svaligiare una banca a Bologna. Due giorni dopo, la sera della vigilia di Natale nel carcere della Dozza, un arresto cardiocircolatorio se l’è portato via a 62 anni. Sembra tutto vero, niente giallo. I lividi che i familiari hanno visto sul corpo di Fantazzini somigliano ai segni tipici degli apparecchi di rianimazione. Tra un paio di giorni la famiglia, assistita dall’avvocato Luca Petrucci, conoscerà tramite un proprio consulente i risultati dell’autopsia, ma per il momento i figli Loris e Luigi non vogliono alimentare sospetti.

Fantazzini non custodiva segreti, era solo una leggenda vivente. Trent’anni fa i cronisti di nera ne fecero il "rapinatore gentile", che non sparava mai e mostrava pistole giocattolo alle sue vittime. Era quello dei fiori spediti alla cassiera svenuta durante un colpo, era quello che sorrideva al bancario mentre lo pregava di consegnare il malloppo, era quello capace di scappare perché aveva capito che qualcuno poteva farsi male. Poi è diventato il simbolo di una vita al confine tra piccoli reati e lotta armata, come il suo vecchio amico Sante Notarnicola che con lui ha diviso a lungo il cesso e le brandine nelle prigioni di mezza Italia. Horst era passato dai furtarelli alle rapine vere, dall’arresto in Francia nel ‘68 alle evasioni, alle rivolte in carcere e ai rapporti sempre più stretti con i brigatisti detenuti, mentre fuori i cortei scandivano il suo nome nelle piazze e chiedevano la sua libertà. Era già una leggenda nel ‘74, quando Soccorso rosso pubblicò "Ormai è fatta!", la sua autobiografia.

Venticinque anni dopo, nel ‘99, Enzo Monteleone ne fece un film, con Stafano Accorsi nei panni del protagonista e Guccini in quelli di suo padre, Libero, anarchico a sua volta ed eroe della guerra di Spagna. Libero divenne anarchico nell’Emilia degli anni venti, il figlio rapinatore citava Hegel e Bertold Brecht ("fondare banche è più immorale che rapinarle").

Il film di Monteleone si concentrava sul tragico 23 luglio del ‘73, sulla rivolta nel carcere piemontese di Fossano. Due agenti feriti, altri due presi in ostaggio e Fantazzini che alla fine cade, bucherellato dai cecchini e poi salvato in sala operatoria; ecco come finì, quando Horst l’anarchico impugnò una pistola vera. Nell’80, insieme ai brigatisti del braccio di massimo sicurezza, partecipò anche alla rivolta di Badu e’ Carros, dove i "politici" chiedevano la fine del regime speciale e la separazione dai boss mafiosi. "Oggi parlare di lotte in carcere è come riesumare ricordi da un sarcofago - rifletteva Fantazzini poco prima dell’uscita del film - Oggi il carcere è pacificato, l’aria che vi si respira è di pesante rassegnazione. La quasi totalità della "popolazione" è formata da tossicodipendenti e piccoli e medi spacciatori, il cui problema è quello di continuare a trovare o a spacciare le loro dosi quotidiane".

Forse ad ucciderlo è stata la prospettiva di rimanere fino a ottant’anni in un carcere che non riconosceva più. Era un libertario, Fantazzini, il pentimento non sapeva cosa fosse anche se - diceva - "essere anarchico comporta la capacità di conciliare il proprio ideale con la propria vita e questo non è stato sempre il mio caso".

Lo stato non gli ha perdonato nulla, la fedina penale di Fantazzini era lunga un chilometro: sarebbe tornato libero solo nel 2019. Prima l’assurdo giuridico delle sentenze che, giudicandolo per rapina, evitavano di riconoscere la continuazione del reato per fargli accumulare decine di anni di galera. Poi le lotte in carcere e le accuse di banda armata, i processi politici in cui Fantazzini pagò, come tutti gli altri, la logica delle leggi speciali e dell’unità nazionale contro il terrorismo. Solo nel maggio del 200, dopo aver penato per farsi trasferire nella "sua" Bologna, il rapinatore anarchico era stato ammesso al lavoro esterno - da magazziniere - e quindi alla semilibertà. "Da un anno e mezzo viviamo praticamente insieme", raccontava finalmente felice la sua compagna, Patrizia "Pralina" Diamante. E’ durata poco.

I due poliziotti che l’hanno arrestato mercoledì erano giovani, Fantazzini Horst non l’avevano mai sentito nominare. L’hanno visto scappare in bicicletta subito dopo l’allarme lanciato dagli impiegati della Banca agricola mantovana, dall’agenzia a due passi da Porta Mascarella a Bologna. Nelle tasche di Fantazzini e del presunto complice, il 36 enne Carlo Testari, già coimputato di Horst per banda armata, i due agenti hanno trovato attrezzi un po’ difficili da giustificare: taglierini, passamontagna e guanti di lattice. E però, quando l’arrestato ha provato a spiegare chi era e a raccontare che sulla sua vita hanno fatto anche un film, i due hanno pensato che fosse matto. Solo in questura hanno capito di aver messo le manette a una leggenda.

 

 

 

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