Progetto "Il Cortile"

Progetto "Il Cortile", in collaborazione con il CAV di Mortara

Vigevano (PV) - Casoni Sant’Albino - Strada Maestra, 26

 

Premessa

 

Negli ultimi anni il problema della casa è divenuto sempre più drammatico ed urgente, non solo per fasce a reddito nullo o basso, ma anche per ampi strati della popolazione con redditi medi. I circuiti ordinari del mercato della casa inoltre si mostrano ancora più escludenti quando il passato di chi chiede una abitazione è segnato da detenzione carceraria, sofferenza psichiatrica o esperienza migratoria, o comunque se è la conseguenza di una società che ha ancora troppi "deboli" al suo interno.

Al problema occorre pensare con una prospettiva ampia, a cui non basta semplicemente un "tetto": ad esso occorre aggiungere tutta una serie di elementi di stabilizzazione, un percorso complessivo di inclusione nei circuiti sociali; alla domanda esplicita di "tetto" occorre sempre più saper rispondere con un’offerta di "cortile", metafora di una dimensione comunitaria del vivere: vivere con, vivere in forma integrata, vivere una vita in cui la risposta al bisogno abitativo è nella direttrice della promozione integrale della persona.

 

Il Progetto

 

Il Progetto "Il Cortile" prevede la disponibilità a tempo determinato di otto microalloggi (ciascuno con due posti letto) da destinare a fasce deboli della popolazione; tale disponibilità è sostenuta da una progettazione e da un coordinamento dei percorsi individualizzati di re-integrazione sociale (casa, lavoro, supporto psico-educativo, esperienza di solidarietà, inserimento sul territorio locale per i residenti in Lomellina e riavvicinamento alla propria città per i non residenti) che vengono approntati dagli operatori del Progetto Alter-NATIVA e dagli operatori del Centro d’Ascolto Diocesano Don Tarcisio Comelli.

La realizzazione del progetto avviene a cura della Caritas Diocesana di Vigevano, grazie all’intervento della Regione Lombardia (finanziamento al 50% da parte dell’Assessorato Famiglia e Solidarietà Sociale) e della Fondazione Cariplo (finanziamento al 50% - bando 2001).

 

Analisi del bisogno

 

Un’analisi nazionale promossa da Caritas Italiana evidenzia quali sono le fasce deboli: disoccupati, emarginati, migranti, analfabeti, ma anche diplomati, famiglie monoreddito con più figli, pensionati e sempre più giovani e sempre più donne, soprattutto tra gli immigrati. Sono i volti dei "nuovi poveri" in Italia, fotografati dal progetto "Rete nazionale dei Centri di ascolto e degli Osservatori delle povertà e delle risorse", nato per rilevare in modo sistematico situazioni di povertà ed esclusione sociale delle persone che si rivolgono ai servizi collegati alle 222 Caritas diocesane italiane.

I dati in nostro possesso provengono dall’Ufficio Casa del Comune di Vigevano e dal Centro d’Ascolto Diocesano Don Tarcisio Comelli della Caritas di Vigevano, in riferimento ai dati del 2002 sappiamo che gli alloggi popolari del Comune di Vigevano assegnati a famiglie bisognose sono 135 così distribuite:

il 44,4% occupato da persone che vivono sole: verosimilmente si tratta di anziani con problemi di indigenza o senza legami parentali, di persone affette da turbe psichiche, di tossicodipendenti e di alcolisti;

il 50% circa occupato da nuclei composti da due fino a quattro persone;

28 nuclei famigliari sono formati da un numero di componenti superiori a quattro.

La maggior parte delle famiglie a cui è stata concessa una casa popolare presenta necessità legate a:

sfratto;

alloggio impraticabile;

alloggio scadente;

affitto oneroso.

 

Da un aggiornamento svolto sui dati del Centro d’Ascolto Diocesano Don Tarcisio Comelli per l’anno 2003 la richiesta abitativa fatta dagli utenti corrisponde ad un valore percentuale pari al 10.5% per gli italiani (29 richieste specifiche su 278 utenti complessivi) e al 21.1% per gli stranieri (127 richieste specifiche su 602 utenti).

A conferma della necessità di un sostegno abitativo gli operatori del Progetto Alter-NATIVA hanno riscontrato che, su 59 detenuti incontrati nel primo semestre 2004, 29 hanno manifestato come richiesta primaria quella di una soluzione abitativa al termine del periodo di detenzione.

 

Descrizione della casa

 

Il complesso, situato nella frazione Casoni di Sant’Albino (Comune di Mortara) in via Maestra n° 26, a pochi km da Mortara sulla statale 596, comprende due edifici, uno con due unità abitative da destinare agli ospiti, l’altro con sei unità. La struttura è raggiungibile con i mezzi pubblici: in cinque minuti a piedi si raggiunge la stazione di Remondò-Gambolò sulla direttrice Pavia-Mortara.

Tra le otto unità abitative (due posti letto per ogni unità abitativa) una è da destinarsi al custode, una ai familiari degli ospiti della struttura o ai detenuti in permesso premio; le altre unità abitative vanno destinate all’accoglienza di persone disagiate o provenienti da esperienze di detenzione. La Casa è delimitata da un ampio giardino, luogo di incontro e convivialità; esso scandisce i ritmi di vita dell’intera struttura e favorisce l’aggregazione tra gli ospiti.

 

Destinatari

 

I Destinatari del progetto sono adulti di sesso maschile con le seguenti caratteristiche:

soggetti che vivono una condizione di disadattamento sociale, di indigenza, di emarginazione;

ex detenuti in cerca di sistemazione abitativa e lavorativa;

detenuti in misura alternativa;

detenuti in permesso premio;

parenti di detenuti in permesso premio o familiari.

Non si accolgono tossicodipendenti in trattamento metadonico a scalare né persone senza permesso di soggiorno. Si accolgono soggetti deboli che necessitano oltre che di un alloggio anche di un intervento di solidarietà, di un supporto psico-educativo e assistenziale per un corretto "ingresso nel circuito del vivere sociale".

Vista la natura del progetto, trattasi di housing sociale e non di struttura comunitaria, si valuta di inserire persone che abbiano già raggiunto un certo grado di autonomia personale, con capacità adattive e relazionali sviluppate.

 

Obiettivi

 

Gli obiettivi del progetto sono i seguenti:

offrire un alloggio temporaneo ad un costo ridotto;

favorire un reinserimento sociale attraverso un orientamento al lavoro; un’offerta di solidarietà sociale, attraverso un inserimento in un contesto accogliente e stimolante; costruire e/o recuperare relazioni significative; fornire un supporto psico-educativo; completare il processo di acquisizione dell’autonomia personale, lavorativa ed abitativa;

sensibilizzare ad una cultura riabilitativa e di solidarietà alle diverse forme di debolezza sociale;

creare un modello di intervento da esportare in altri contesti.

 

Articolazione del Progetto

 

La problematicità che caratterizza i soggetti che si rivolgono alla nostra struttura determinano la necessità di progetti specifici ed individuali, la definizione dei quali avviene attraverso le seguente fasi:

 

Segnalazione

 

La segnalazione avviene tramite il Centro di Ascolto Diocesano Don Tarcisio Comelli o tramite gli operatori del Progetto Alter-NATIVA, che si avvalgono anche del supporto di altri servizi (Servizi Sociali, Amministrazione penitenziaria, Ser.T.); inoltre l’utente stesso, qualora venga a conoscenza della struttura, può fare domanda per un eventuale inserimento;

 

Valutazione

 

Si effettuano una serie di colloqui per valutare l’idoneità del detenuto o della persona svantaggiata per l’inserimento presso la struttura;

 

Progettazione

 

Si struttura insieme all’utente un progetto di intervento individualizzato in collaborazione con i servizi territoriali e con l’Amministrazione Penitenziaria (in caso di detenzione). Vengono definiti nell’ACCORDO, firmato dall’ospite, le varie fasi del progetto che ha una durata di sei mesi quando la persona ha già un lavoro; un anno quando l’ospite non e’ ancora inserito in un contesto lavorativo.

Il progetto può comprendere il supporto per la ricerca di un lavoro, il riavvicinamento dei familiari, supporto psicologico, invio al Ser.T. per il controllo dell’urine in caso di ex-tossicodipendenti, l’esecuzione delle prescrizioni del Magistrato di Sorveglianza per detenuti in misura alternativa o in permesso premio. L’ospite firma anche la presa visione del regolamento. Anche i detenuti in permesso premio o i familiari, che chiedono ospitalità per una permanenza limitata devono sottoscrivere un accordo;

 

Attivazione del progetto individualizzato

 

Gli operatori del Centro d’Ascolto Diocesano Don Tarcisio Comelli e gli operatori dello sportello Alter-NATIVA sono responsabili dell’andamento del progetto. Effettuano colloqui periodici di verifica del percorso oltre che colloqui psicologici di sostegno qualora fossero previsti, coordinamento delle attività svolte dal volontariato o da altre figure professionali che possano interagire al fine dell’attivazione dell’intervento. Gli operatori si avvalgono della facoltà di prendere provvedimenti, fino all’espulsione dalla casa, qualora non vengano rispettate le condizioni dell’accordo e il regolamento. I responsabili effettuano una segnalazione ai servizi CSSA o Ser.T. per i casi in misura alternativa o in permesso premio.

 

Verifica del progetto individualizzato

 

Si compie una verifica costante dell’andamento del progetto. Al termine del progetto si valuta l’autonomia raggiunta dall’ospite; è ipotizzabile inoltre un rinnovo dell’accordo in base a giustificate motivazioni che emergano durante il percorso di reinserimento. Il nuovo accordo può contenere delle modifiche in base alle problematiche emerse durante le periodiche verifiche.

Nei casi dei detenuti in permesso premio o in misura alternativa, al termine del progetto, viene stesa una relazione sull’andamento del percorso da presentare all’Amministrazione Penitenziaria.

Le premesse di fondo che accompagnano il nostro agire quotidiano si riassumono nei seguenti punti:

valorizzazione e promozione di una relazione di solidarietà sia nel rapporto operatore-ospite che operatore-volontario, volontario-ospite, ospite-ospite;

competenze tecniche specifiche degli operatori e specificità degli interventi dei volontari;

l’importanza della rete sociale, della connessione con il territorio;

apertura alla complessità del sistema.

 

Organizzazione della struttura

 

La struttura é organizzata secondo modalità che favoriscono l’autonomia e la responsabilizzazione, il rispetto dell’altro, il senso di appartenenza e di condivisione. A tal proposito si sottolinea l’importanza della condivisione dell’appartamento con un altro ospite.

 

Gestione della casa

 

L’utente ha un progetto personalizzato da rispettare e un regolamento da seguire. Ogni ospite deve prendersi cura delle proprie cose, dell’appartamento in cui vive, organizza a sua discrezione con il convivente la gestione degli spazi interni e l’uso della cucina. L’ospite può collaborare nelle piccole manutenzioni esterne della casa, nella cura del giardino. L’ospite che non assume un comportamento rispettoso delle regole, della struttura e degli altri si vede revocata la possibilità di accoglienza. Gli ospiti devono rispettare gli orari di vita della casa e avvisare per eventuali uscite non previste. E’ vietato introdurre alcolici e sostanze stupefacenti; i responsabili si riservano la facoltà di prendere provvedimenti fino all’espulsione dalla casa per chi ne sarà trovato in possesso.

 

Rapporti con le figure esterne

 

Non é consentito, salvo preventiva autorizzazione dei responsabili, introdurre familiari o estranei nella casa. I familiari si incontrano nell’appartamento apposito secondo modalità concordate nel progetto.

 

Incontri con l’equipe

 

Gli ospiti effettuano incontri periodici di gruppo con gli operatori per affrontare le problematiche che di volta in volta possono emergere. Si stimola l’organizzazione di incontri conviviali con l’equipe operativa e con figure esterne per favorire lo sviluppo di un clima sereno e accogliente.

La casa offre la possibilità di un’ospitalità breve per i familiari degli ospiti e per chi viene autorizzato dal Magistrato di Sorveglianza a lasciare il carcere per uno o più giorni con permesso premio. In tali casi l’ospite deve comunque rispettare il regolamento e può usufruire dei servizi offerti dalle figure operative. Si vuole promuovere, anche per chi é solo di passaggio, una cultura di solidarietà e di responsabilizzazione.

 

Figure coinvolte

 

L’equipe operativa è composta da varie figure professionali che andiamo di seguito ad esplicitare:

operatori del Centro di Ascolto Diocesano Don Tarcisio Comelli quali responsabili dell’inserimento e dell’evolversi del progetto degli utenti con un disagio sociale;

operatori dell’Area carcere, progetto Alter-NATIVA, nelle figure di un responsabile di progetto, un educatore e una psicologa;

un custode che assicura una presenza continuativa ed è responsabile della tenuta della casa e del rispetto del regolamento; qualora si dovessero riscontrare delle problematiche il custode segnala tempestivamente il problema emerso ai responsabili di progetto;

un gruppo di volontari Caritas quale risorsa sia relazionale che organizzativa per lo sviluppo di attività e supporto nella gestione della casa.

 

Reti di collegamento

 

Il progetto di housing sociale necessita di una rete di supporto per favorire un reale ed efficace reinserimento sociale dell’ospite. A tale scopo si prevedono contatti con:

altri servizi Caritas sia per l’individuazione di persone che abbiano i requisiti per accedere alla struttura, sia per l’erogazione di servizi che vadano ad integrarsi con il Progetto "Il Cortile";

Servizi Sociali del territorio pubblici e privati, Parrocchie;

Associazioni di volontariato che possano essere un supporto sia per attività ricreative che assistenziali;

servizi volti all’accompagnamento verso un inserimento lavorativo quali Cooperative sociali tipo B, associazioni di categoria, società interinali, Centro per l’Impiego, Informagiovani;

servizi per la ricerca di un alloggio.

 

 

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