Anticipazioni dossier Caritas 2002

 

Anticipazioni dossier immigrazione Caritas 2002

 

 

Le anticipazioni del nuovo "Dossier Statistico Immigrazione" escono quasi in concomitanza con la definitiva approvazione delle nuove norme sull’immigrazione, mentre negli altri anni si collocavano tra la fine di febbraio e l’inizio di marzo: il ritardo è dovuto, tra l’altro, al lungo e complesso riordino del Centro Elaborazioni Dati del Ministero dell’interno. Questa scheda presenta gli aspetti più importanti della nuova situazione rilevata al 31 dicembre 2001 e ne illustra il significato, imperniato sulla constatazione che l’immigrazione già sia e diventerà sempre più un fenomeno strutturale nel nostro paese.

 

I nuovi ingressi nel 2001

 

I visti d’ingresso, che nel 2000 superarono il milione di unità, sono scesi a 947.322 nel 2001. I motivi più ricorrenti sono i visti per transito (80.095), per affari (137.667) e per turismo (434.468): queste ultime tipologie, come spesso hanno riferito i mass-media, hanno dato talvolta luogo ad abusi per quanto riguarda la loro concessione.

I visti d’ingresso per motivi di lavoro e per immigrazione di una certa stabilità sono stati 125.035 nel 1999, 182.541 nel 2000 e 207.969 nel 2001. Parte di questi visti è collegata con la concessione di un permesso di soggiorno di durata infra-annuale. Facendo riferimento al 2001 possiamo calcolare che 39.000 permessi per lavoro dipendente riguardino il lavoro stagionale, 4.500 siano stati rilasciati per lavoro autonomo temporaneo (spettacolo e sport) e circa 30.000 per brevi periodi di studio, mentre almeno 130.000 visti siano stati rilasciati per un soggiorno di durata più consistente.

Il confronto tra quanto è avvenuto nel 2000 e nel 2001 consente di mettere in evidenza questi aspetti:

i visti per lavoro e per inserimento influiscono per circa un sesto sul totale dei visti;

l’ingresso per lavoro dipendente è andato assumendo una notevole importanza nell’ultimo triennio (oltre il 40% dei visti per soggiorno di una certa durata);

i visti per sponsorizzazione sono stati, rispetto all’insieme dei visti per lavoro dipendente, il 13% nel 2000 e il 18,6% nel 2001

nel 2001, al contrario di quanto è avvenuto nell’anno precedente, sono prevalsi i visti per lavoro autonomo temporaneo (sport, spettacolo) e non di inserimento;

anche i visti per ricongiungimento familiare sono andati aumentando sino ad attestarsi a quota 65.000 (furono 49.000 nel 2000);

i visti per studio nelle università, e quindi connessi con un permesso di soggiorno di durata annuale rinnovabile, sono un decimo delle persone autorizzate a venire per motivo di studio;

continua ad essere alto l’afflusso per motivi religiosi (7.000), mentre i visti per residenza elettiva sono meno di mille.

 

Un forte ridimensionamento numerico dei soggiornanti

 

Si tende ad esagerare sul numero degli immigrati, in particolare dei clandestini e degli irregolari. Inducono, invece, a un atteggiamento prudente i risultati del recente censimento e specialmente i dati che il Ministero dell’Interno ha messo da poco a disposizione sulla situazione migratoria al 31 dicembre 2001, dopo aver riorganizzato in maniera più rigorosa il proprio Centro Elaborazione Dati, tenendo conto dei casi di omonimia e di doppia registrazione.

I recenti dati del Ministero dell’Interno consentono di parlare di un vero e proprio ridimensionamento numerico degli immigrati. I soggiornanti stranieri, che erano risultati 1.388.153 alla fine del 2000, sono scesi a 1.362.630 al 31 dicembre 2001. E’ come se per un anno l’immigrazione dall’estero fosse stata sospesa, anche se in concreto così non è stato perché sono venuti in 130.000 tra lavoratori e familiari.

Non si è trattato solo della eliminazione dei permessi doppi e di quelli scaduti. E’ fonte di preoccupazione il fatto che, mentre prima chi era regolare solitamente restava tale, ora si assiste a una più frequente trasformazione di immigrati regolarmente soggiornanti in irregolari, quando un permesso di lavoro non viene più rinnovato in mancanza di rigorose condizioni di reddito (pari almeno a quello previsto per la concessione dell’assegno sociale) e di lavoro regolarmente dichiarato: questi requisiti non sono alla portata di tutti gli immigrati e non perché non svolgano un lavoro ma perché sono costretti a farlo in nero con una scarsa incidenza ispettiva delle strutture pubbliche.

Preso atto che i minori nel 2000 secondo i dati dell’anagrafe erano 278.000, calcolando che –come lo scorso anno- 26.000 siano nuovi nati, 15.000 quelli venuti a seguito di ricongiungimento familiare e, detraendo i 70.000 minori per lo più ultraquattordicenni gia registrati personalmente, possiamo ipotizzare una presenza straniera regolare di circa 1.600.000 persone, pari al 2,8% della popolazione.

Uno straniero ogni 38 residenti è un rapporto che dovrebbe far vincere la "sindrome da accerchiamento" e indurre a maggiore serenità, peraltro senza dimenticare che si modificherà il rapporto numerico tra italiani e stranieri perché degli immigrati l’Italia ha bisogno per ragioni demografiche e occupazionali, come del resto i paesi poveri hanno bisogno di venire da noi a causa della loro situazione economica ed occupazionale.

 

Il nuovo scenario regionale

 

I nuovi dati del Ministero dell’Interno inducono a sottolineare aspetti innovativi anche nella ripartizione territoriale.

Il Nord Ovest (32,7%) e il Nord Est (24,1%) arrivano insieme al 56,8% della presenza immigrata, per cui il Nord si accredita sempre più come l’epicentro dell’immigrazione: ciò lascia intendere che è solo una questione di pochi anni il superamento della soglia del 60% del totale. In primo piano viene la Lombardia, che da sola accoglie quasi un quarto di tutti gli immigrati. Anche il Piemonte conosce un forte aumento di 12.000 unità. Nel Nord Est a livello di 126-127.000 permessi troviamo l’Emilia Romagna e il Veneto (quest’ultima però ha perso 12.000 permessi nel nuovo conteggio).

Il Centro continua a restare un punto al di sotto del 30%, mentre una volta deteneva quasi la metà dei permessi di soggiorno. A fronte di una regione come le Marche, che aumenta del 10%, altre come il Lazio e la Toscana subiscono un ridimensionamento rispettivamente di 20.000 e 9.000 permessi di soggiorno. Per la Toscana c’è da segnalare che alcuni aumenti eccezionali degli anni passati avevano suscitato sorpresa, mentre ora resta da accertare se si tratti solo di sistemazione dell’archivio o di persone regolarizzate alle quali non è stato rinnovato il permesso di soggiorno.

Al Sud e alle Isole spetta solo la quota del 14%: rispetto allo scorso anno, gli aggiustamenti dello schedario fanno registrare una perdita di 11.000 unità delle quali la metà circa in Campania. In ogni modo il Meridione si conferma in parte un’area di residenza stabile (basti pensare alla Campania e alla Puglia) e in parte un’area di passaggio e di primo smistamento.

 

Nuovi paesi alla ribalta: in 10 anni un aumento di 3, 6, 9 volte

 

Sono aumentati in maniera più consistente i paesi dell’Europa centro Orientale, arrivando a circa 400.000 unità (il 30% del totale), ben più numerosi dei nordafricani e degli asiatici del Subcontinente Indiano e dell’Estremo Oriente (ciascuna area con 240.000 unità, pari al 18% del totale).

Rimane grosso modo ancora valido dire che ogni 10 presenze 4 sono europei, 3 africani, 2 asiatici e 1 americano; tuttavia, continuando la tendenza in atto, tra poco la proporzione sarà di 4,5 europei e di 2,5 africani: ciò avrà la sua influenza sull’appartenenza religiosa degli immigrati e lascia intravedere che i cristiani diventeranno nuovamente la maggioranza. I demografi hanno anche ipotizzato che nel medio termine l’Africa Subsahariana diventerà una grande protagonista del prossimo scenario migratorio a causa del forte aumento della sua popolazione.

Per evidenziare i cambiamenti intervenuti basti pensare alla ripartizione degli immigrati per continente del 1991, quando l’Africa aveva 8 punti percentuali in più e l’Europa ne aveva 10 in meno, mentre l’Asia era attestata sugli stessi valori di ora e l’America arrivava al 14,5%, quindi con tre punti in più.

La graduatoria delle nazionalità è grosso modo simile a quella dello scorso anno: Marocco 158.000, Albania 144.000, Romania 75.000, Filippine 64.000, Cina 57.000. Segue un gruppo di 14 paesi con valori tra le 46.000 e le 20.000 unità: Tunisia, Usa, Jugoslavia, Germania, Senegal, Sri Lanka, Polonia, Perù, India, Egitto, Francia, Macedonia, Regno Unito, Bangladesh. Quindi, con valori tra le 18.000 e le 15.000 unità, vengono Brasile, Spagna, Pakistan, Ghana, Nigeria, Svizzera.

 

Questa classificazione evidenzia alcuni aspetti:

- sono rappresentati tutti i continenti con gruppi consistenti;

- non vi è la preponderanza di uno o pochi gruppi, per cui si può continuare a parlare di policentrismo dei

gruppi etnici;

- i grandi gruppi nazionali hanno conosciuto uno sviluppo differenziato e, rispetto al raddoppio della

presenza immigrata verificatasi nel periodo 1991-2001, l’aumento è stato:

di 2 volte e mezzo per Polonia e Pakistan

di 3 volte per Cina Popolare, India, Bangladesh e Nigeria;

di 6 volte per Albania e Perù

di 9 volte per Romania: se invece si prendesse come termine di riferimento il 1990, e non il 1991 in cui sbarcarono in Italia più di 20.000 albanesi, sarebbe invece l’Albania ad essere aumentata di più.

L’Argentina è scesa da 9.603 a 6.790 persone ma questo non tiene conto delle persone ritornate con il passaporto italiano, mentre ora – a seguito della grave crisi in atto – l’obiettivo è quello di facilitare l’ingresso e il soggiorno anche degli oriundi che non hanno conservato la cittadinanza italiana.

La ex-Jugoslavia, se oltre all’attuale Federazione costituita da Serbia e Montenegro (36.614) si tiene conto anche di Bosnia Erzegovina (11.239), Croazia (15.482), Macedonia (23.142), Slovenia (3.277), arriva a 90.204 soggiornanti con un aumento di tre volte e mezzo nel periodo 1991-2001.

 

Motivi di soggiorno e aree problematiche

 

La tipologia dei permessi di soggiorno, ricavata dai dati del Ministero dell’Interno al 31 dicembre 2001, indica una immigrazione stabile, presente per il 59% per lavoro, per il 29% per motivi familiari e per un altro abbondante 7% per altri motivi anch’essi stabili o comunque di una certa durata (adozione, motivi religiosi, residenza elettiva): nel complesso si tratta del 95% del totale e ciò, senza alcun margine di dubbio, porta a leggere l’immigrazione come una dimensione strutturale della nostra società che esige una correlativa politica di accoglienza e inclusione.

Gli immigrati soggiornanti per motivi di lavoro sono 800.680 (50.000 in meno rispetto al 2000), così ripartiti: quasi 90.000 lavoratori autonomi, 651.000 lavoratori dipendenti in attività e 60.000 disoccupati o alla ricerca di lavoro (mentre nel 2001 erano 98.000 gli immigrati senza lavoro): il tasso di disoccupazione (7,5%) è quindi molto contenuto. Hanno lievemente aumentato la loro incidenza i lavoratori autonomi (poco più di 1 su 10 lavoratori) e sono fortemente diminuite le persone in attesa di occupazione (35.000 in meno): a questo riguardo viene da interrogarsi se si tratta di persone per le quali è stata accertata una doppia registrazione magari dopo essersi spostate da una provincia all’altra, o di persone che hanno trovato effettivamente un’occupazione, oppure ancora – come già accennato - di persone alle quali non è stato rinnovato il permesso di soggiorno perché non hanno trovato un lavoro al di fuori del sommerso.

Non va sottaciuto che un buon numero di persone lavora senza copertura contributiva e talvolta anche senza la titolarità di un permesso di soggiorno, tanto nel settore domestico (collaboratrici domestiche e assistenti familiari per anziani e malati), quanto nel settore delle imprese: è perciò auspicabile una regolarizzazione ampia, che tenga conto dell’effettivo inserimento nel mondo del lavoro.

Registrate come soggiornanti per motivi familiari sono quasi 400.000 persone, 40.000 in più rispetto allo scorso anno e questo perché i ricongiungimenti familiari sono continuati con intensità.

Sono 5.155 i richiedenti asilo registrati a fine anno, sia perché molte richieste sono state respinte nel corso dell’anno e i permessi inizialmente concessi sono scaduti, sia perché, pur tenendo conto di un numero doppio di domande (in effetti secondo l’ACNUR le richieste d’asilo sono state 9.755), verso l’Italia si indirizzano meno richiedenti asilo rispetto a quanto avviene negli altri paesi dell’Unione Europea (24.000 in Belgio e in Svezia, 33.000 in Olanda, 47.000 in Francia, 88.000 in Germania e nel Regno Unito). Bisogna, poi, far menzione anche di altre 4.600 persone presenti per motivi umanitari (un numero ridotto rispetto al periodo maggiormente critico dei Balcani).

I soggiornanti per studio (31.000) sono aumentati di 5.000 unità, ma ciononostante l’Italia si colloca a livelli molto bassi rispetto ad altri paesi europei.

I minori dati in affidamento (2.208) sono dimezzati rispetto allo scorso anno, mentre 3.115 risultano in attesa di affidamento: il fenomeno è molto delicato sia per una effettiva accoglienza fino al compimento del 18° anno di età sia per la concessione di un permesso di soggiorno stabile al raggiungimento della maggiore età.

 

La sponsorizzazione: una opportunità e non un pericolo

 

L’istituto della sponsorizzazione, prevista dalla legge 40/1998, a seguito di una forte pressione dell’area di ispirazione cristiana e del mondo associativo, è stata inserita nella legge 40/1998 per garantire la possibilità di un incontro tra domanda e offerta specialmente per determinati tipi di lavoro, per dare uno sbocco legale alle cosiddette reti familiari e catene migratorie di parenti, amici e conoscenti, e per coinvolgere la società (gli italiani e gli stessi immigrati) nello sforzo per una dignitosa politica di accoglienza in grado di assicurare vitto, alloggio e assistenza sanitaria senza alcun onere a carico dello Stato.

La normativa recentemente proposta ha voluto sopprimere la sponsorizzazione, considerata una sorta di porta d’ingresso per etnie e individui poco raccomandabili: alla luce di un’analisi statistica queste risultano però delle riserve preconcette.

Secondo i dati del Ministero dell’Interno al 31 dicembre 2001 sono risultati in corso di validità 11.630 permessi per "sponsorizzazione". Come risaputo il contingente annuale era di 15.000 unità, andato esaurito nel volgere di pochi giorni (le persone interessate alla sponsorizzazione erano notoriamente molte di più): dal Ministero degli Affari Esteri risultano comunque rilasciati solo 14.204 visti. Si può ipotizzare che una parte di queste persone, avendo trovato subito il lavoro, abbia modificato il titolo di soggiorno e figuri ormai tra gli occupati, mentre gli altri per questo cambiamento attendono la scadenza del loro permesso annuale oppure, non avendo trovato il posto, siano costretti a rimpatriare.

I paesi maggiormente coinvolti nelle sponsorizzazioni sono gli stessi maggiormente coinvolti nei flussi migratori: Tunisia 2.036, Marocco 1.874, Cina 1.484 e Albania 953 (questi paesi erano ai primi quattro posti anche lo scorso anno, seppure con un diverso ordine in quanto il Marocco era al primo posto con più di 2.000 casi). Nella graduatoria dei primi 10 paesi seguono Romania, Pakistan, Bangladesh, India, Sri Lanka, Perù e all’undicesimo posto Filippine. Si tratta dei gruppi nazionali tra quelli maggiormente rappresentativi nel mondo industriale, agricolo e in quello domestico. I paesi dell’Est, fatta eccezione per Ucraina e Moldavia, nella sponsorizzazione hanno una minore evidenza perché sono quelli di gran lunga più interessati al lavoro stagionale.

Le regioni, nelle quali sono andati i lavoratori sponsorizzati, sono quelle ben conosciute per le loro esigenze lavorative: Lombardia 3.782, Emilia Romagna 2.460, Veneto 1.095, Lazio 979, Piemonte 679, Sicilia 599 e Toscana 352.

Sulla base dei dati messi a disposizione dal Ministero dell’Interno si può, pertanto, concludere che non risulta giustificata la decisione di abolire la sponsorizzazione.

 

Pressione migratoria e contrasto dei flussi irregolari

 

Pressione migratoria è il termine più corretto per connotare i flussi alle frontiere, altrimenti si rischia di qualificare come clandestini gli stessi richiedenti asilo. Ciò non toglie però che le frontiere siano un crocevia molto affollato di persone interessate a venire in Italia o ad andare in altri paesi anche se sprovviste di autorizzazione, ricorrendo in larga misura a organizzazioni malavitose specializzate nei traffici di immigrati. Il contrasto di questi traffici non può essere ottenuto solo con normative repressive; abbisogna anche di un rafforzamento delle vie legali di ingresso e della cooperazione con i paesi di origine, strategia peraltro già prefigurata dalla legge 40/1998.

Nel 2001, rispetto all’anno precedente, sono diminuiti i respingimenti (41.000 casi: 30.625 direttamente alle frontiere e 10.433 su provvedimento dei questori), scendendo al livello più basso degli ultimi quattro anni: va osservato che il respingimento costituisce il controllo immediato, più efficace e meno costoso. Le frontiere più "aperte" sono quelle terrestri (13.646 respingimenti, pari al 44,6% dei casi), seguite da quelle marittime (11.765 casi, pari al 38,4%), dove i respingimenti sono più spettacolari in quanto gli sbarchi concernono gruppi ammassati in navi o in barconi: i respingimenti alle frontiere aeree sono state, invece, 5.214 pari al 17%. I casi nazionali con più di 1.000 respingimenti riguardano i paesi dell’Europa Centro Orientale: Albania 7.810, Bulgaria 2.611, Croazia 2.095, Jugoslavia 2.065, Romania 1.011. L’unica eccezione, in questa graduatoria, è costituita dalla Turchia (1.282 casi), dalla quale provengono i curdi.

Sono passate invece da 24.000 a 34.000 le espulsioni eseguite, che hanno riguardato i cittadini stranieri senza titolo di soggiorno individuati dalle forze di polizia all’interno del territorio italiano: questo è il sistema di controllo successivo, anch’esso efficace perché comporta l’accompagnamento delle persone intercettate sia verso paesi legati all’Italia da accordi di riammissione (13.000) che verso altri paesi (21.000), ma estremamente costoso (stimabile tra i due e i tre mila euro a caso).

Le espulsioni intimate, quelle che non sono immediatamente eseguibili in quanto lasciano agli interessati un margine di tempo per ottemperare all’ingiunzione, nel 2001 sono state 58.000, rispetto all’anno precedente 5.000 in meno. Come risaputo, parte di queste persone andrà effettivamente via, e in parte si tratterrà in Italia in situazione di irregolarità.

Le espulsioni eseguite e le riammissioni nei paesi di origine sono circa un terzo rispetto al totale delle espulsioni, che comprende anche le 58.000 intimate e non eseguite. L’efficacia nella esecuzione delle espulsioni è maggiore quando il paese estero è legato all’Italia dagli accordi di riammissione voluti dalla legge 40/1998. Sommando espulsioni e respingimenti abbiamo 19.000 casi per l’Albania, quasi 4.000 casi sia per il Marocco che per la Romania, 3.000 per la Jugoslavia e la Bulgaria e 2.000 per la Croazia.

Complessivamente nel 2001 la capacità di accertamento e di contrasto della presenza irregolare ha riguardato 134.000 cittadini stranieri senza titolo di soggiorno e ha dispiegato l’efficacia nel 56% dei casi; nel 2000 i casi furono 131.000 e l’efficacia del 51%, mentre nel 1999 l’efficacia salì al 65% seppure su 112.000 casi.

Questo porta a concludere che, a prescindere dai partiti al governo, le forze dell’ordine hanno dimostrato continuità nella vigilanza delle frontiere e nell’applicazione della normativa sull’ingresso e sulla permanenza dei cittadini stranieri e che questa vigilanza è difficile per entrambi gli schieramenti politici, anche perché la collaborazione europea e internazionale non è ancora diventata molto efficiente. 

Questa scheda è stata realizzata in collaborazione con il progetto Equal "Immagine dell’immigrato: tra società civile, mondo del lavoro e mass-media": Segreteria presso l’O.I.M. 06. 44.18.62.29

 

A cura del "Coordinamento Dossier Statistico Immigrazione Caritas"

CARITAS ITALIANA – FONDAZIONE MIGRANTES – CARITAS DI ROMA

Piazza San. Giovanni in Laterano 6, 00184 Roma - Telefono 06.69886158 – Fax 06. 69886375

E-Mail: dossierimmigrazione@caritasroma.it - Sito Internet: www.caritasroma.it/immigrazione

 

 

 

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