"Morire di carcere": dossier dicembre 2008

Suicidi, assistenza sanitaria disastrata, morti per cause non chiare, episodi di overdose

 

Continua il monitoraggio sulle "morti di carcere", che nel mese di dicembre registra 7 nuovi casi: 4 suicidi, 2 morti per cause da accertare e 1 per malattia

 

Nome e cognome

Età

Data morte

Causa morte

Istituto

Nicola Milic

30 anni

3 dicembre 2008

Da accertare

Trieste

T.G., deten. italiano

27 anni

11 dicembre 2008

Suicidio

Mantova (Opg)

Vincenzo Coratella

27 anni

13 dicembre 2008

Suicidio

Lecce

Gianluca Di Mauro

25 anni

15 dicembre

Suicidio

Catania

Gaetano Lo Presti

52 anni

16 dicembre

Suicidio

Palermo

Antonio Apicella

38 anni

28 dicembre 2008

Da accertare

Ferrara

Marino Malatesta

42 anni

31 dicembre 2008

Malattia

Sanremo

 

Morte per cause da accertare: 5 dicembre 2008, Carcere di Trieste

 

È morto in una cella del carcere Coroneo di Trieste ad appena trent’anni. Fulminato da un malore. Nicola Milic, originario di Fossalon, si è seduto sulla branda e poi si è accasciato. È successo di fronte ai cinque suoi compagni di cella attorno alle 22.30 dell’altra sera. Sono stati chiamati gli agenti della penitenziaria che hanno tentato di rianimarlo. Poi è arrivato il medico del carcere ma non ha potuto fare nulla. Sarà l’autopsia disposta dal pm Cristina Bacer a fare chiarezza sull’episodio. Milic, secondo la scheda personale, non soffriva di particolari patologie. Il magistrato vuole capire se Milic, in carcere in regime di custodia cautelare per un reato di droga avvenuto due anni fa, è morto per cause naturali o per qualche altra ragione. E in questo senso se possa esserci anche qualche responsabilità in qualche modo connessa al tragico episodio. L’autopsia sarà eseguita nei prossimi giorni dal medico legale Fulvio Costantinides. È stata avviata anche un’indagine interna al carcere per capire esattamente cosa sia accaduto l’altra notte. Saranno interrogati non solo gli agenti della penitenziaria presenti al Coroneo, ma anche i suoi compagni di cella costretti in una stanza angusta di pochi metri. Si trovava al Coroneo da pochi mesi. Era stato raggiunto da un’ordinanza di custodia cautelare del gip di Gorizia dopo essere stato arrestato dai carabinieri di Monfalcone. Era stato fermato il primo settembre dello stesso anno. Aveva sette grammi di cocaina in tasca. Gli erano stati concessi i domiciliari ma tre giorni dopo era stato nuovamente arrestato dai carabinieri di Monfalcone che lo avevano incontrato per strada quando invece avrebbe dovuto essere a casa. Appena tre giorni fa (assistito dall’avvocato Laura Luzzato) era stato assolto dalla Corte d’Appello dopo un anno di carcere in seguito a un altro episodio risalente a undici anni prima. Per quella vicenda era stato accusato assieme ad altre tre persone di aver detenuto quasi sei chilogrammi di hashish e mezzo chilo di cocaina. I documenti non erano riusciti a provare la colpevolezza degli imputati anche se per la detenzione a fine di spaccio di mezzo etto di coca era intervenuta la prescrizione del reato. L’altro capo di imputazione, sul quale il giudice di secondo grado ha assolto i quattro imputati, riguardava uno smercio di ingenti quantità di hashish in varie località imprecisate della regione tra il febbraio e l’ottobre del 1997. Di questa sostanza però erano stati trovati solo pochi grammi e neppure contestabili a tutti gli imputati. Il quantitativo della droga riportata sul capo di imputazione era stato presunto dagli investigatori in base a una serie di intercettazioni telefoniche. (Il Piccolo, 5 dicembre 2008)

 

Suicidio: 13 dicembre 2008, Carcere di Lecce

 

Si è ucciso impiccandosi Vincenzo Coratella, 27 anni, uno dei componenti del gruppo di cinque persone che otto anni fa rapirono e uccisero una bambina dopo un tentato stupro. Accade nei boschi di Castel Del Monte, vicino Andria. La bambina, di otto anni, venne adescata con la scusa di farle vedere una cucciolata di cani. Una volta condotta nel bosco cominciarono le violenze dei cinque. Fallito il tentativo di stupro, la piccola venne presa a calci e poi posta su delle foglie secche dove venne data alle fiamme. Dopo il ritrovamento del cadavere carbonizzato uno di loro venne fermato dopo poco tempo. Era Pasquale Tortora, che in un primo momento dichiarò agli investigatori di aver fatto tutto da solo ma poi ammise che c’erano altre persone con lui. Erano tutti ragazzi del posto, Coratella e poi Giuseppe Di Bari, Domenico Margotta e Michele Zagaria. Il loro processo terminò nel 2004 con una condanna definitiva all’ergastolo della Corte di cassazione, tranne per Tortora cui vennero inflitti 30 anni di galera tramite il rito abbreviato. Coratella da allora era detenuto nel carcere di Lecce ma la scorsa notte si è suicidato impiccandosi. Ha utilizzato la cintura del suo accappatoio che è stata fissata ad una sbarra del letto a castello della sua cella, nella quale era da solo, mentre si è legato attorno al collo l’altra estremità. Secondo il medico legale la morte sarebbe giunta intorno all’una e solo verso le quattro di mattina è stato dato l’allarme dopo che gli agenti della polizia penitenziaria hanno notato il corpo. (Agi, 15 dicembre 2008)

 

Morte per suicidio: 11 dicembre 2008, Opg di Castiglione delle Stiviere (MN)

 

Un suicidio all’Opg. È successo giovedì scorso. Nel pomeriggio, alle tre, è stato trovato senza vita T.G., di 27 anni, di Rieti, detenuto nell’ospedale psichiatrico giudiziario. Sembra essersi impiccato volontariamente con un lenzuolo legato all’inferriata di una finestra. La salma è nelle camere mortuarie di Castiglione a disposizione del magistrato. (La Gazzetta di Mantova, 15 dicembre 2008)

 

Suicidio: 15 dicembre 2008, Carcere di Catania

 

Un detenuto semilibero di 25 anni, Gianluca Di Mauro, che stava scontando una condanna a 12 anni e sette mesi di reclusione per diverse rapine, si è suicidato la sera di lunedì scorso nel carcere di massima sicurezza di Bicocca. Il giovane in passato era stato coinvolto nell’inchiesta sull’uso di telefonini nel carcere Pagliarelli di Palermo, adoperati da boss per comunicare per l’esterno, che lui avrebbe invece utilizzato per parlare con parenti. Abitualmente detenuto a Firenze, dove sarebbe rientrato tra pochi mesi, era temporaneamente a Catania con una protezione "media": aveva il divieto di incontro, ma poteva uscire per andare dai propri familiari. La magistratura di Catania ha aperto un fascicolo. (Agi, 17 dicembre 2008)

 

Suicidio: 16 dicembre 2008, Carcere di Palermo

 

La Procura della Repubblica di Palermo ha disposto l’autopsia sul corpo del boss Gaetano Lo Presti, 52 anni, che si è suicidato ieri sera nel carcere di Pagliarelli. L’uomo, che già in passato era stato condannato per mafia, era stato fermato ieri mattina dai Carabinieri nell’ambito dell’operazione denominata Perseo, che ha portato in carcere più di 90 persone, accusate di voler rifondare Cosa Nostra. Lo Presti è stato intercettato a lungo e le sue dichiarazioni sono contenute nel provvedimento di fermo che gli era stato notificato. L’uomo racconta, come si legge nelle intercettazioni, molti retroscena che riguardano la creazione della nuova commissione di Cosa Nostra e inconsapevolmente rivela agli investigatori i nomi degli altri boss coinvolti e le strategie che stavano portando avanti. Ci sono i nuovi capi delle famiglie mafiose di Palermo e provincia tra i 99 fermati dai carabinieri del Comando provinciale. L’operazione Perseo, ordinata dai pm della Dda, ha stroncato sul nascere i progetti criminali dei boss che avevano ricostituito la "commissione provinciale" di Cosa nostra, di cui non era ancora stato deciso il capo. Alcuni centri della provincia di Palermo si sono svegliati "assediati" dai carabinieri, in particolare Bagheria e Belmonte Mezzagno, così pure alcune zone del capoluogo. Le scene del maxiblitz viste stamani all’alba ricordano quelle di vent’anni fa, quando l’allora pool antimafia ordinava retate in seguito alle dichiarazioni dei primi pentiti di mafia. Adesso ad accusare i boss ci sono le intercettazioni. L’inchiesta Perseo è stata coordinata dal procuratore Francesco Messineo e dai sostituti della Dda Maurizio de Lucia, Marzia Sabella, Roberta Buzzolani e Francesco Del Bene. L’indagine dei carabinieri del Reparto operativo di Palermo é durata 9 mesi, insieme ai colleghi del Gruppo di Monreale. Gli investigatori hanno ricostruito i nuovi assetti mafiosi grazie a intercettazioni effettuate nei luoghi in cui i boss si riunivano per discutere affari e nuove strategie. L’inchiesta sui nuovi boss a capo delle famiglie e dei mandamenti mafiosi di Palermo ha portato ad acquisire elementi che mettono in risalto l’interesse di Cosa nostra nella politica. In particolare, dalle intercettazioni si apprende la strategia messa in atto per appoggiare alle elezioni elettorali candidati che i boss ritengono affidabili. È uno dei punti su cui si basa l’inchiesta Perseo che ha portato ad identificare decine di nuovi "uomini d’onore", ed in particolare coloro che, di fatto, hanno svolto o svolgono un ruolo direttivo dell’attività delle "famiglie" mafiose palermitane di: Corso Calatafimi, Rocca Mezzo Monreale, Resuttana, Acquasanta, Porta Nuova, Altarello, Pagliarelli, Palermo Centro, Borgo Vecchio, Uditore, Borgo Molara Monreale, San Giuseppe Jato, San Cipirello, San Mauro Castelverde e Termini Imerese. I carabinieri hanno pure identificato i presunti responsabili di numerose estorsioni ad attività imprenditoriali e commerciali, confermando ancora l’importanza vitale che il pizzo ha per l’organizzazione. C’é pure l’ennesima conferma sugli interessi della mafia nell’esecuzione di appalti pubblici e privati e sono stati acquisiti elementi che provano l’attuale interesse di Cosa nostra nel traffico internazionale di droga. (Ansa, 17 dicembre 2008)

 

Morte per cause da accertare: 28 dicembre 2008, Carcere di Ferrara

 

Antonio Apicella, detenuto di 38 anni, muore in cella, probabile l’infarto. Si è sentito male in cella, ieri pomeriggio. Malori al petto, pungenti, inequivocabili. Il medico del carcere che lo ha subito soccorso ha capito che qualcosa non andava, ma le sue condizioni sono precipitate e a nulla sono valsi i soccorsi: Antonio Apicella è morto e aveva 38 anni appena; originario di Nocera Superiore, era in carcere a Ferrara dopo la rapina e sequestro alla General Cavi di Argenta, quando fece parte di un commando che rubò rame nell’azienda argentana. Venne subito preso, processato e condannato a 5 anni in rito abbreviato in primo grado, condanna confermata in appello mentre attendeva la sentenza definitiva della Cassazione. La vita in carcere, però, per le sue condizioni di persona che soffre di ipertensione era diventata una sofferenza. In più era un accanito fumatore: ieri verso le 15 si era fatto la doccia, così ha raccontato il compagno di cella, e poi dopo essersi vestito si è sentito male. Il compagno, che soffre anch’egli di cuore e vene, salvato da un infarto, ha subito capito la gravità e ha chiamato l’agente di turno che a sua volta ha allertato il medico. Il sanitario ha subito praticato il massaggio cardiaco in attesa dell’ambulanza del 118 arrivata in un lampo, per trasportarlo, con una corsa disperata, all’ospedale Sant’Anna dove i medici non hanno potuto che confermare il decesso. Ora sulla vicenda è stata aperta un’indagine, e il pm di turno Patrizia Castaldini, ordinerà, entro brevissimo tempo, l’autopsia per chiarire con esattezza le cause della morte. Da quanto hanno riferito le fonti direttive del carcere, interpellate nel tardo pomeriggio di ieri, si tratta di arresto cardiocircolatorio, come da referto medico. E sarebbero del tutto escluse altre ipotesi, compresa quella di overdose di stupefacenti. Antonio Apicella era sposato con 4 figli: i suoi familiari avvertiti ieri sera, sono attesi a Ferrara in giornata. (La Nuova Ferrara, 29 dicembre 2008)

 

Morte per cause da accertare: 31 dicembre 2008, Carcere di Sanremo

 

Nel carcere di Sanremo un detenuto di 42 anni, originario di La Spezia, è deceduto per cause naturali, stando all'autopsia. Marino Malatesta è stato trovato morto nella sua cella. Stava scontando una pena a seguito di una condanna inflittagli dal Tribunale per spaccio di droga. Vista la sua giovane età, il decesso ha destato stupore e qualche sospetto. La Procura, dopo aver acquisito un primo referto medico, ha disposto l’autopsia che ha stabilito come la morte di Malatesta sia avvenuta per un arresto cardio-circolatorio. (Ansa, 2 gennaio 2009)